sabato 26 maggio 2018

Supernova

Alberto all'attacco della via. In basso si intravede
la corda fissa divelta dalla frana...
Qui sul 2° tiro...
Sul 4° tiro...
e sul traverso del 6° tiro.
Sull'ultimo tiro.
Tracciato della via (azzurro). In rosso la via Kimera.
La foto originale della parete è © Google.
Parete striata (Muzzerone)
Parete S


Accesso: da La Spezia verso Portovenere si giunge alla frazione Le Grazie, dove si prende via Canedoli a destra (indicazione palestra rocciatori). Si tiene la sinistra ad un paio di bivi e si parcheggia all'ultimo tornante prima del forte. Qui inizia un sentiero, dapprima pianeggiante fino ad un piccolo spiazzo e poi in discesa, che si segue fino ad una cabina elettrica ormai fuori uso sulla sinistra (casotto a pianta quadrata). Poco dopo si segue una traccia a destra (ometto), che in breve scende verso il mare con corde fisse e una scaletta fino alla cima del pilastro della discordia. Ancora a destra a recuperare delle corde fisse un po' datate, che si seguono fino alla base della parete striata. Si prosegue in piano verso sinistra (faccia a monte) fino all'attacco della via, poco prima dell'attacco di Kimera. Mezz'oretta circa.
Attenzione: una frana ha recentemente (aprile 2018) portato via l'ultimo tratto del sentiero, proprio in prossimità dell'attacco, divellendo la corda fissa. Lascio ad ognuno il valutare se ci siano o meno le condizioni per ripetere questa o le altre vie della parte sinistra della parete.
Relazione: via molto bella e su ottima roccia, simile alla vicina Kimera. Difficoltà omogenee a parte il 5° tiro, decisamente più duro degli altri e che "stona" un po'. Percorso sempre ovvio, facendo un poco attenzione alla partenza del 5° tiro. Tutte le soste tranne l'ultima sono su due fix con catena. Contare 3,5 h circa.
1° tiro: salire la placca articolata fino alla sosta. 35m, 5b; nove fix.
2° tiro: muretto verticale, cengia e secondo muretto con passo iniziale impegnativo che conduce ad un terrazzo dove si sosta. 20m, 6a+; dieci fix.
3° tiro: salire il breve diedro e proseguire per rocce più facili. 30m, 6a (un passo); dieci fix.
4° tiro: superare il muretto appena a destra della sosta e proseguire per belle placche. 25m, 6a (un passo); nove fix.
5° tiro: non andare verso destra né a sinistra, ma proseguire dritti a superare un muretto per spostarsi poi a sinistra ed ancora in verticale su un difficile pilastro. 25m, 6c; undici fix.
6° tiro: passo delicato in partenza, poi traverso a destra ed in verticale su facili rocce fino alla sosta. 25m, 6a (un passo); sette fix.
7° tiro: salire dritti fino ad uscire sulla terrazza di sosta. 35m, 5b; otto fix, uno spit. Sosta su catenone dell'anteguerra.
Rientro: salire le facili roccette verso sinistra e proseguire fino ad incontrare una traccia sulla destra che sale ed aggira il ripetitore, riportando sul sentiero di partenza.

mercoledì 16 maggio 2018

Eros Bonaiti

Raffaele sul 1° tiro.
E qui sul 2° tiro.
Sul 2° tiro.
Il chiodo sul 2° tiro.
Sulla placca del 3° tiro.
Raffaele all'imbocco del diedro del 4° tiro.
In vetta!
Tracciato della via.
La relazione originale.
Corna Camozzera
Parete SO


"La relazione dice che è salito di qui, ma... è impossibile..." e poi, di lì a poco: "Un chiodo!!" La voce di Raffaele tradisce emozione ed incredulità mentre raggiunge il primo dei due chiodi che incontreremo lungo la salita. E le emozioni non mancano, come quando alla partenza del terzo tiro si stacca una presa che fa compiere un voletto al socio di cordata: fortunatamente il suo peso-piuma (probabilmente comparabile con quello di Ruchin) consente ad un cordino in una clessidra tanto esile che io non tirerò nemmeno da secondo di cordata di fermarne all'istante la caduta. O come quando scopriremo che la placca del 3° tiro, lo spostamento a sinistra estremamente difficile (VI grado) della relazione originale, è un buon VII grado protetto da un chiodo appena onesto, ma non certo rassicurante. Ma Raffaele è in gran forma e alla fine ci ritroviamo sulla sommità, a lodare l'intuito e le capacità dei primi salitori.

Il 25 aprile finisce così una storia iniziata molti anni prima, quando nel mio perenne scartabellare tra vecchie guide alpinistiche avevo pescato la relazione di questa via del trio Ruchin-Butta-Neri a p. 25 dell'annuario 1940 del CAI BG (poi pubblicata nella Rivista Mensile 1941, p. 181, ma senza fotografia del tracciato). In giro, nessuna notizia di salite a parte una ripetizione del lontano 1976. Su Lario Rock una relazione dai gradi assai sospetti. Come non esserne incuriositi? Di lì a poco andai in ricognizione alla base della parete, ne parlai con alcuni amici e poi... silenzio per anni. Fino a quando un messaggio su Whatsapp non riaccende l'entusiasmo.
Accesso: probabilmente l'accesso più comodo è dalla Valle Imagna, da dove si può salire in auto fin nei pressi dell'Ocone e raggiungere la sella (vedi dopo) in breve. Noi, armati della relazione originale, ne abbiamo seguito approssimativamente l'attacco, partendo da Erve. Dalla rotonda a fine paese si prende il sentiero che mena al rif. monzesi, per deviare poco dopo a destra ad un bivio con evidente indicazione Pian Munik. Si sale fino ad un prato con bella vista sulla parete SO della Corna e si continua fino ad incrociare il sentiero che porta alla vetta della Camozzera, in prossimità di una selletta. Si segue il sentiero verso sinistra e lo si abbandona dove questo sale a destra verso la cima (indicazione), proseguendo dritti e poi in leggera discesa, in prossimità delle pareti della Corna. Si attraversa un canalino e si risale brevemente per roccette fino ad un prato. Da qui ancora per pendio erboso e roccette fino a sbucare nei pressi della parete.
La parte sinistra della parete è occupata da una compatta placca nerastra su cui potrebbero svilupparsi vie moderne decisamente impegnative (seppur brevi). Alla sua destra, un pilastro giallastro strapiombante sorretto da un avancorpo di rocce grigiastre: la via sale lungo la fessura alla destra del pilastro. L'attacco è a destra dell'avancorpo, in corrispondenza di una fessura a destra di rocce grigie leggermente strapiombanti.
Relazione: la via risale la parete SO della corna Camozzera lungo una linea logica e molto bella, su roccia quasi sempre ottima, a tratti disturbata da erba. La via è totalmente da attrezzare tranne la seconda sosta, dove abbiamo lasciato un chiodo ed un nut incastrato (sarebbe elegante che qualcuno non se lo fregasse). Due chiodi originali di Ruchin (uno totalmente inaffidabile) completano la dotazione: portare una serie di friend, nut, martello e chiodi. Tempo impiegato: 4,5 h circa.
La via dice molto sul livello raggiunto dai primi salitori e sul loro coraggio. Sarebbe bello che venisse attrezzata (ad es., con le soste) in modo tradizionale e senza stravolgerne l'impegno. Se la ripetete, confermatemi o meno i gradi proposti; grazie.

1° tiro: salire pochi metri, spostarsi a sinistra a prendere un'esile fessura e seguirla sino ad un diedro appoggiato che porta ad un ripiano erboso. Da qui a sinistra alla sosta da attrezzare. 20m, V+, VI+, VI-, I.
2° tiro: spostarsi a destra della sosta per salire una bellissima placca fessurata che diviene in breve verticale. Proseguire lungo la fessura fino a superare un breve strapiombo (chiodo) oltre il quale si traversa brevemente a destra a sostare appena sotto un pulpitino, poco a destra dell'imbocco di un camino. 30m, VI. Sosta su un chiodo e un nut, da rinforzare.
3° tiro: salire sul pulpito e proseguire in obliquo verso destra fino ad una placca giallastra. Superarla verso sinistra (chiodo) e raggiungere un piccolo terrazzo dove si può sostare su spuntone. 15m, V, VII.
4° tiro: puntare al diedro un po' erboso e salirlo in verticale fino ad un tetto. Qui traversare a sinistra oltre lo spigolo e continuare la salita per rocce ed erba sino ad un comodo posto di fermata. 35m, VI-, V.
5° tiro: per facili rocce si raggiunge la vetta. 60m, III+.
Discesa: dalla vetta si segue l'evidente sentiero che riporta in breve al percorso seguito in salita.

martedì 24 aprile 2018

Italia '90

Alberto sul 1° tiro.
Qui sul 2° tiro.
E infine sul 3° tiro.
Pietra di Bismantova
Parete SE


Pasqua in terra emiliana, tra salumi, lambrusco, altre cosette non del tutto riferibili e... ah, certo, anche un po' di arrampicata. E per il battesimo di Alberto alla Pietra, cosa meglio di una via con ottima chiodatura e difficoltà non elevate per prendere confidenza con l'arrampicata su... sabbia? Se saranno il frizzante vinello del posto o le prodezze arrampicatorie a restare impresse nella memoria del compagno di cordata, lo sapremo solo alla prossima visita.
Accesso: dal piazzale si sale verso l'Eremo, ora bloccato in seguito alla frana di febbraio 2015. Prima di giungervi si segue un sentiero sulla destra che contorna l'eremo e sbuca davanti all'evidente settore Anfiteatro della Pietra. Portarsi sul lato di destra del settore e salire per una traccia che porta ad un terrazzo vicino alla parete. Sul lato sinistro si vede una specie di diedro erboso: è l'attacco della Pincelli-Brianti, con cui la nostra via condivide i primi metri.
Relazione: via molto bella che sale direttamente il muro tra la Pincelli-Brianti e la Mussini-Iotti. Chiodatura ottima a fittoni; portare solo rinvii. Roccia buona nello standard di Bismantova... una presa sull'ultimo tiro mi è rimasta in mano, per fortuna senza conseguenze. Il passo-chiave sull'ultimo tiro è azzerabile, ma faticoso; evitabile però con una variante.
1° tiro: salire il rotto diedro iniziale fin quando questo si adagia facilmente sulla sinistra. Qui salire la placca (fittoni evidenti) fin sotto il corto strapiombo, superarlo e proseguire in placca fino alla sosta. 35m, 6a (un passo in placca). Sosta su due fittoni con anello. Appena prima dello strapiombo c'è una sosta un poco a sinistra, da cui poi si può ripartire fino alla sosta del prossimo tiro.
2° tiro: salire la bella placca, dapprima sulla sinistra della sosta e per tornare poi verso destra, fino alla sosta su cengia. 20m, 5c; sei fittoni. Sosta su due fittoni (tre soste ravvicinate; prendere quella di sinistra).
3° tiro: a destra si snoda la Mussini-Iotti, mentre davanti salgono un po' di varianti. La via originale supera un piccolo tetto appena a sinistra della sosta, per poi proseguire dritta (ancora verso sinistra c'è la variante Pale) e lievemente a destra fino alla sosta al cospetto di un diedrino. 25m, 6a (passo iniziale a superare il tettino); sette fittoni. Sosta su due fittoni.
4° tiro: salire il breve diedro che poi diventa più appoggiato e si inclina verso destra. Qui traversare in placca a sinistra per puntare all'evidente fessura che incide il tetto soprastante, superarla non senza fatica e proseguire per rocce più facili fino alla sommità. 30m, 6b+ (per rimontare il tetto; il resto è 5c); dieci fittoni. Sosta su grosso anello cementato. Se si prosegue lungo il diedro verso destra si esce dalla via con difficoltà di 5a.
Discesa: si segue la traccia verso sinistra, evitando poco dopo di seguire un evidente sentiero che scende verso destra ma proseguendo fino al torrione Sirotti, dove una traccia scende velocemente e si ricongiunge con il sentiero turistico. Da qui si tiene la sinistra e si costeggia la parete fino all'eremo.

mercoledì 11 aprile 2018

Via delle fontane

Teo sul 1° tiro.
Alla partenza del 2° tiro.
Teo all'imbocco del camino del 5° tiro.
Sul 5° tiro.
Mandrea - Valle del Sarca
Parete E


Dopo la via di sabato, il giorno dopo la testa è tutta all'appuntamento solito con gli Aufguss. Nell'attesa, ripeschiamo la prima via aperta a Mandrea, nel lontano 1975, ma solo per uscirne non particolarmente entusiasti e correre in sauna senza nemmeno pranzare. Accade raramente, ma anche la Valle può regalare un po' di delusione.
Accesso: da Arco di Trento seguire le indicazioni per Laghel. La strada sale seguendo le pareti della Rupe Secca e giunge ad un bivio con una chiesetta bianca. Da qui si prende la strada che sale ripida a sinistra che diviene sterrata. Si supera una prima curva ad angolo retto sulla destra e poco dopo, in corrispondenza di una seconda, si notano sulla sinistra un crocefisso ed una fontana. Si lascia l'auto sulla curva o pochi metri prima e si prende la stradina sulla sinistra, superando un tornante e raggiungendo una piccola costruzione in cemento relativa ai lavori per l'acquedotto. Poco dopo si prende una vaga traccia verso sinistra (bollo rosso un po' sbiadito in alto) che porta alla parete, all'attacco della via Ridi pagliaccio (targhetta). Appena a destra si nota il diedro di partenza in corrispondenza di pilastrini staccati.
Relazione: via di interesse soprattutto storico, con linea elegante ma con due tiri che si superano in A0 (alcuni passi su chiodi decisamente vetusti) ed i due finali su roccia non proprio invidiabile. Se poi come me non siete particolarmente amanti dei camini, capirete come questa via non rientri tra le mie preferite della Valle. Chiodatura ottima ma datata nei tratti in A0, più scarsa altrove. Portare friend medi per integrare, anche se ci vorrebbe un friend grande se proprio volete proteggere i primi passi della fessura del 3° tiro.
1° tiro: salire il diedro e traversare lungo la cengia a sinistra su roccia non proprio ottima fino ad un secondo diedro. Salirlo e spostarsi ancora a sinistra alla sosta. 35m, IV, V; quattro cordoni su sasso incastrato. Sosta su albero con cordoni e maglia-rapida.
2° tiro: spostarsi a sinistra e risalire il muro (passi in A0 su chiodi non proprio ottimi...) fino ad uscire su una placca che si sale spostandosi a destra poco prima di raggiungere una sosta intermedia. Da qui si prosegue ancora fino alla cengia di sosta. 30m, A0, V+; uno spit ballerino, nove chiodi (più due vicini), tre cordoni in clessidra, una sosta intermedia su due chiodi e cordoni dopo circa 20m. Sosta su albero con cordoni.
3° tiro: salire la larga fessura e raggiungere la parete leggermente strapiombante all'altezza di un vago diedro. Risalire la parete (passi in A0) fino ad infilarsi in una spaccatura dove si trova la sosta. 30m, V+, A0; quattro chiodi, due cordoni su sasso incastrato, cinque-sei chiodi a pressione, una sosta intermedia su due chiodi e cordini dopo circa 20m. Sosta su un chiodo e cordone su sasso incastrato.
4° tiro: salire il facile camino uscendo su una cengia ove si sosta. 20m, IV; un chiodo con cordone. Sosta su due fix con catena.
5° tiro: spostarsi a destra ed infilarsi nel viscido camino che si risale fino alla sosta. 40m, V-; un chiodo. Sosta su cordoni su sassi incastrati.
6° tiro: spostarsi a destra della sosta, salire brevemente e rientrare verso sinistra nel camino (roccia all'inizio un po' delicata). Salirlo fin dove possibile, indi traversare verso destra uscendo su una cengia ove si trova la sosta. 30m, IV+, V; otto chiodi, due cordoni in clessidra. Sosta su pianta con cordoni.
7° tiro: salire sopra la sosta per facili rocce e spostarsi verso destra puntando ad un diedro, che si risale fino ad una cengia con albero dove si sosta. 40m, III, IV; un chiodo. Sosta su pianta con cordone. Presi da raptus, noi ci siamo prima spostati troppo a destra lungo la cengia, per poi salire tenendo un poco a sinistra e fermarci su un chiodo alla base del diedro quando le corde non ne volevano più sapere di venire: variante poco raccomandabile.
8° tiro: spostarsi a destra lungo la cengia fino ad un chiodo; salire la placca e continuare verso destra per rocce malsicure puntando ad un cordone, dove si esce. 35m, I, V+ (passo), III, IV+; un chiodo, tre spit (uno con cordone).
Discesa: seguire la traccia fino ad incontrare una strada che si segue verso sinistra (sud, direzione Laghel) e prendere ancora a sinistra ad un bivio più avanti (bolli bianchi e rossi su albero). Il sentiero si riporta sul versante di partenza e scende verso la strada. Tenendo ancora la sinistra ad un bivio in corrispondenza di un pilone ENEL ci si ritrova sullo sterrato ed in breve al parcheggio. 1h circa.

sabato 31 marzo 2018

Te lo do io il Colorado

Sul 2° tiro.
Teo sul 3° tiro.
Sul 4° tiro.
Teo sul 5° tiro.
Alla partenza dell'8° tiro.
Tracciato della via.
Piramide Lakshmi (Coste dell'Anglone) - Valle del Sarca
Parete E


Movimenti da bradipo accompagnano il lento incedere anche sui tiri facili della via, dopo due mesi in cui non ho praticamente toccato roccia. Ma va bene così, respirare ancora l'aria della Valle, ritrovare i movimenti, imprecare durante le immancabili ravanate... va bene anche questa via, che non è certamente tra le migliori che abbia percorso qui. Ci sarà tempo per allenarsi, per fare altre vie; oggi si scala così!
Accesso: si raggiunge il campo sportivo di Dro (località Oltra) dove si parcheggia. Da qui si prende lo sterrato tenendo la destra al primo bivio, si supera l'attacco del Diedro rosso e si continua fino ad incontrare un enorme ometto (direi, una piramide) ove si prosegue per traccia fino alla base della parete ed in breve all'attacco (targa metallica con nome).
Relazione: via troppo discontinua per essere davvero raccomandabile, con la prima parte che si consuma tra facili placche un po' sporche e gli ultimi tre tiri veramente belli e un po' sottostimati nella guida di riferimento di Diego. Roccia buona, chiodatura ottima stile-falesia nei tratti impegnativi, più lunghetta nei tratti facili; portare eventualmente un friend per integrare le protezioni nel diedro dell'ottavo tiro.
1° tiro: salire per facili gradoni, superare un paio di muretti e raggiungere la sosta sulla sinistra. 40m, III, 4c (un passo); due fix (uno con cordone), un cordone su pianta. Sosta su due fix con cordino e maglia-rapida.
2° tiro: superare il breve muretto tenendo a destra e proseguire per placca un po' sporca fino alla sosta. 30m, 5b (passo iniziale); cinque fix, un cordone su pianta. Sosta su due fix con cordino e maglia-rapida.
3° tiro: salire lievemente a destra, superare un breve salto, proseguire per placca sporchina e attraversare a destra fin sotto un albero con cordino rosso ove si trova la sosta. 35m, 5a; quattro fix, un cordone in clessidra. Sosta su due fix con cordino.
4° tiro: salire lo spigolo arrotondato sopra la sosta, proseguire brevemente e spostarsi in placca verso destra fino alla sosta. 30m, 5a; sette fix (il primo centrato da un sasso e inutilizzabile, altri due con cordone), un cordone in clessidra. Sosta su due fix con cordino.
5° tiro: superare la placchetta un poco sulla destra, tenersi un poco a sinistra a doppiare uno spigolino e proseguire fino alla sosta. 40m, 5c; otto fix, un chiodo, un cordino su pianta. Sosta su due fix.
6° tiro: salire fino ad un piano e ravanare fino a portarsi sotto un muretto che si sale verso sinistra. 30m, 4a; due fix, un cordone in clessidra. Sosta su due fix con cordino.
7° tiro: spostarsi a sinistra, salire per rocce "un po' così", imboccare un diedro e superare il breve muretto finale oltre cui è la sosta. 35m, 6a (passo finale); cinque fix, un chiodo. Sosta su due fix con cordino. Il passo finale è più facile se si esce un poco dalla linea del fix.
8° tiro: si inizia con un passo delicato a destra della sosta per proseguire in traverso "di movimento" fino ad un diedro appoggiato da cui si esce a destra in bella esposizione. 30m, 6a; otto fix, tre chiodi. Sosta su due fix con cordino. Tiro bellissimo.
9° tiro: a destra della sosta a risalire un diedro con fessura, cui segue un tratto facile e un muretto con un singolo di dita. 25m, 6a (singolo); cinque fix. Sosta su due fix con cordino.
10° tiro: si raggiunge la parete di fronte e si sale in obliquo verso destra fino a sbucare sulla sommità. Proseguire verso sinistra fino alla sosta. 30m, 6a+ (passo in uscita); sette fix, un chiodo con cordino e maglia-rapida. Sosta su due fix con cordone. Un'altra sosta e corde sono presenti, probabilmente dovute ad un'operazione di soccorso.
Discesa: si segue una traccia verso sinistra (ometti e bolli blu) che conduce al sentiero delle cavre che si segue in discesa (tratti con corde fisse) fino allo sterrato che corre parallelo alla parete dell'Anglone. Da qui a sinistra si torna in breve al bivio iniziale e al parcheggio.

mercoledì 21 marzo 2018

Trentino DOC Vino Santo della valle dei laghi 2003 Pisoni

Dalla Sardegna al Trentino; così potremmo descrivere sinteticamente l'accompagnamento della cena di sabato scorso. Se la cantina Argiolas ci ha fatto dapprima compagnia, è la cantina Pisoni, una delle prime aziende biologiche del Trentino, che chiude in crescendo con il loro cavallo di battaglia, sfoderato per l'occasione da Matteo. Si tratta di un Vino Santo, che si produce con uve Nosiola (a differenza dei "classici" Vinsanti del centro Italia che usano perlopiù Trebbiano, Malvasia e altre) lasciate ad appassire sui graticci per oltre sei mesi. Un affinamento in barriques di una decina di anni e in bottiglia di un anno completano la maturazione.
Il colore è un bel giallo ambrato che lascia presagire sapori dolci e delicati; al naso rivela note di pesca e albicocca. Dolce e assai gradevole il gusto, ancora con frutti e agrumi. Molto equilibrato, di giusto tenore alcolico.
D'obbligo l'accompagnamento con i dolci, ma noi abbiamo assaporato questo vino con un cioccolato all'arancia; abbinamento decisamente riuscito e consigliabile.

martedì 6 marzo 2018

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi gennaio-febbraio 2018 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei bimestri gennaio-febbraio dal 2015 al 2018.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43)
Andamento mensile dei ritardi per il treno 2608 (8:02).
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Commentare i dati del bimestre appena finito è delicato, visto quello che è successo il 25 gennaio e su cui mi limito ad esprimere cordoglio alle famiglie e a segnalarvi una serie di ottimi articoli (qui l'ultimo) pubblicati su BI Italia. Questo post invece cerca di fare il punto sulla puntualità, sempre più disastrosa, dei due treni analizzati, e per questo conviene distinguere due fasi: quella prima dell'incidente e quella dopo, che sono facilmente separabili visto che il deragliamento ha generato un aumento (ingiustificato) dei ritardi. Sui due mesi analizzati, il periodo antecedente al 25 gennaio corrisponde a poco meno del 30% del totale. Quindi, nelle prime due figure, le distribuzioni prese da 0 a 30% descrivono l'andamento del 2018 pre-incidente. E già qui si vede che le cose non funzionano: il 2608 fa peggio di tutti i tre anni precedenti! Stessa sorte per il 10809, anche se qui la differenza è più contenuta: se qualcuno aveva dubbi sul fatto che l'ultimo cambio di orario fosse una stronzata, direi che ora ne abbiamo la certezza, anche se probabilmente ci sono problemi ben più grandi in Trenord.
Quel che accade dopo l'incidente è surreale: due binari che collegano Pioltello a Milano sono inagibili; ne restano altrettanti. Eppure, tutta la linea AV tra Treviglio e Pioltello viene chiusa, così che ogni problema ad un treno si ripercuote su tutti i successivi. Geniale. Per tacer del fatto che i ritardi iniziano appena fuori la stazione di Bergamo, dove tutto dovrebbe funzionare normalmente.
Se il 2608 è una pena, il peggio deve ancora venire. Metà treni della tratta MI-BG sono cancellati per più di un mese, incluso il 10809, costringendo i pendolari ad affollarsi sul treno successivo, che passa mezz'ora dopo (senza che siano previste carrozze aggiuntive!). Tutti i dati del 10809 scontano quindi questo ritardo addizionale, come si nota dal brusco "spostamento" verso destra della curva relativa sopra il 30%. Ma non è tutto: anche qui, per motivi imperscrutabili, i treni diretti a Bergamo riescono ad accumulare ritardo anche dopo aver transitato nella zona critica, il che è francamente inaccettabile. I ritardi arrivano fino ad un'ora circa!
La sensazione di tutti alla fine è che l'importante, per Trenord, non sia far funzionare i treni (tanto i contratti sono affidati dalla regione senza gara!), ma di avere una giustificazione qualunque dietro cui mascherare il proprio totale fallimento, così da continuare ad operare come "mangiatoia" (si vedano gli articoli citati sopra).
Le ultime due figure fotografano il collasso degli ultimi due mesi. Da notare anche che il 2608 ha iniziato un lento percorso di peggioramento da settembre 2017 (guardate i ritardi in lenta ma costante crescita). A marzo - in teoria - tutto dovrebbe tornare alla normalità. Ma ormai nessuno vi fa più affidamento; siamo rassegnati al peggio.

martedì 27 febbraio 2018

Vecchia Brenta

via Morosone 6
Vercelli


Che si fa quando il fine-settimana non consente di andare a scalare e non si vuole andare in palestra? Ovvio, si va in cerca di vecchie guide di montagna! La peregrinazione ci conduce stavolta a Vercelli, in una nota libreria antiquaria da cui usciamo più leggeri nel portafoglio ma più ricchi di... cultura alpinistica. E per celebrare l'arricchimento spirituale, cosa meglio di un bel ristorante? Se poi pensiamo che le brente erano i vecchi recipienti usati per trasportare il vino, come non entrare?
Il primo impatto non è dei migliori: la sala del ristorante colle pareti lilla e le sedie foderate non si intona troppo colle vecchie colonne e con la predilezione di noi tre per gli ambienti rustici, i bicchieri per l'acqua sono piuttosto terribili; insomma, ci sediamo un po' diffidenti. Menù interessante di stampo tipicamente piemontese. La mia scelta cade sul menu degustazione e, dopo un micro-antipasto, del colore delle pareti non ci importerà più nulla: l'immancabile nonché ottima panissa (riso con fagioli, salame, lardo,...) compare in una padella degna più di una trattoria di paese che di un ristorante di città (è un complimento!) e le porzioni risultanti sono assai generose (anche perché Simone mi cede il suo terzo giro di cucchiaio...). Va da sé che i classici e buoni agnolotti al plin che seguono non ci vengano portati in padella delle stesse dimensioni (nonostante la mia richiesta), ma in un'onesta pirofila.
Arrivano le salse e subito dopo un bollito misto, uno dei miei (tanti) piatti preferiti che non mi deluderà neppure stavolta. Simone opterà invece per il fritto misto alla piemontese. Ormai soddisfatti e ripieni non ci resta che la tartufata, una torta tipica di Vercelli con crema Chantilly ricoperta di sfoglie di cioccolato.
Non ricchissima la cantina, ma con diverse etichette piemontesi. Accompagniamo il lauto pranzo con uno Spanna (nebbiolo delle colline novaresi), La luna nera di Guidetti, un nebbiolo fresco che si sposa egregiamente con i nostri piatti.

martedì 13 febbraio 2018

Barolo DOCG Cannubi Riserva 2000 Fratelli Borgogno

Ѐ un barolo quasi maggiorenne quello che saluta il 2017 e che solo ora si fa largo tra la mia pigrizia nello scrivere, un barolo che viene da una cantina che ha più di un secolo di vita a Cannubi, una delle sottozone, o menzioni geografiche aggiuntive, più interessanti, o vocate, della zona di produzione. Bottiglia acquistata in occasione di un weekend enogastronomico nelle Langhe, quando ancora non avevo venduto del tutto l'anima (e i fine-settimana!) alle scalate su roccia. Un ottimo brasato accompagna la degustazione in una perfetta domenica di nebbia, degustazione purtroppo viziata da una temperatura inferiore a quanto sarebbe stato auspicabile.
Il nostro vino fermenta in acciaio per spendere poco più di quattro anni in grandi botti di rovere, e sei mesi in bottiglia. Brindisi augurale canonico, e via: bei riflessi granati sopra il rubino che colora il bicchiere, profumi un po' costretti all'inizio ma che prendono consistenza e contorno più definito man mano che il bicchiere si ricolma; note speziate, toni floreali.
Bevo amabilmente, tra una chiacchiera e l'altra, tra una forchettata e l'altra, senza far troppa attenzione o "studiare": bassa acidità, tannini morbidi, sentore di frutti rossi. Buon tenore alcoolico, anche se me lo aspettavo un po' più... "potente"; un vino che si lascia bere con soddisfazione e che invoglia a ritornare tra le dolci colline langhigiane.

domenica 11 febbraio 2018

Lecciomania

Sul 1° tiro.
Teo alla partenza del 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Teo sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Tracciato della via.
Parete S. Paolo - Valle del Sarca
Parete E


Battesimo delle vie del 2018 in valle del Sarca, in una domenica dal clima decisamente mite. Il battagliero programma del sabato sera prevedeva un paio di salite, ma la non trascurabile quantità di pinot noir che circola nelle vene durante la serata ci conduce a più miti consigli, e finita la prima salita ci dirigiamo verso Arco... a bere una birra! Hair of the dog!
Accesso: da Arco si prende la via che costeggia il castello ed i Colodri (via Paolina Caproni Maini, poi via del legionari cecoslovacchi), si superano il secondo campeggio ed i vigneti sulla sinistra e si parcheggia poco dopo in un piccolo spazio sulla destra, in corrispondenza di un sentiero che scende al fiume e di un evidente sentiero che sale nel bosco a sinistra. Si sale lungo il sentiero di sinistra che corre ad una certa distanza dalla parete, sempre verso sinistra. Quando il sentiero si avvicina alla parete si vede una breve deviazione che porta all'attacco della via (scritta).
Relazione: via che corre all'estrema sinistra della parete, con caratteristiche sportive nei tratti più impegnativi (ben protetti a fix e indicati con gradi francesi) e protezioni classiche (perlopiù cordini in clessidra) nei tratti più tranquilli, valutati secondo la scala UIAA. Utile qualche friend per integrare qua e là. Roccia buona a parte qualche tratto del quarto tiro dove conviene fare attenzione.
1° tiro: salire il diedro, aggirare un saltino sulla sinistra e portarsi alla sosta verso destra. 25m, V-, 5b; due fix (uno con cordone), due cordoni in clessidra, un cordone su pianta. Sosta su due fix.
2° tiro: portarsi verso sinistra ad imboccare un bel diedro che si segue fino al suo termine; 30m, V+, 5a; quattro fix. Sosta su due fix.
3° tiro: salire il muretto fino ad un piccolo tetto, superarlo sulla sinistra e proseguire fino alla cengia; 30m, V+, 5b; due fix, due cordoni in clessidra, un chiodo con cordone. Sosta su due fix e cordino.
4° tiro: salire per roccia non solidissima fino alla sosta. 30m, IV, 4c; tre fix, un clessidra con cordone. Sosta da attrezzare su albero.
5° tiro: salire il muretto a sinistra della sosta fino ad un piccolo tetto che si supera sulla sinistra, per spostarsi poi verso destra ed indi lungo un breve diedro, uscendo su una cengia che si attraversa fino alla sosta. 20m, V, 5a; due fix, tre cordoni in clessidra. Sosta su due fix (uno artigianale con anello).
6° tiro: su lungo il bel muro giallastro fino alla cengia con albero (sosta possibile). Spostarsi a sinistra lungo la cengia fino alla sosta. 20m, 5b; due fix, tre cordoni in clessidra. Sosta su due fix (uno artigianale con anello).
7° tiro: salire la bella placca a sinistra della sosta, traversare a destra lungo una fessura ed uscire alla sommità per un diedro. 35m, 6a (un passo), 5c; quattro fix (due con cordone), tre cordoni in clessidra. Sosta da attrezzare su pianta.
Discesa: seguire la traccia verso sinistra che - con l'ausilio di corde fisse - riporta in breve alla base della parete e al punto di partenza.