domenica 6 agosto 2017

Etoile du Midi

Gianni sul 1° tiro.
Matteo sul 2° tiro.
Tracciato della via.
Live in Quincinetto dopo la salita...
Parete delle stelle
Parete S


Ad essere onesto, ciò che ricordo di più di questa arrampicata è... quello che è successo la sera! La canonica birra del dopo-scalata in un bar di Quincinetto si trasforma in una serata passata ad ascoltare un gruppo conosciuto al momento (repertorio rock anni '70), ascolto accompagnato da considerevole aumento del tasso alcoolico e culminato con il sottoscritto alla chitarra e Silvia alla voce in una cover della "povera" Patti Smith. A ben pensarci, non so bene se sono peggio come chitarrista o come alpinista-arrampicatore...
Accesso: dal casello autostradale di Quincinetto si torna indietro alla rotonda (non passare sotto il ponte come per andare alla falesia di Quincinetto) fino ad un bivio dove si seguono le indicazioni per Scalaro. La strada prende rapidamente quota, esce dal bosco e raggiunge infine un agriturismo oltre il quale si svolta a sinistra. Più avanti si tiene la destra ad un altro bivio (la strada divine sterrata ma facilmente percorribile) e si raggiunge un parcheggio sulla sinistra, nei pressi di un masso con la scritta Parej dle stelle. Si torna brevemente indietro e si segue il sentiero sulla sinistra (ometti e bolli) che porta alla base della parete. Ora a destra fino al pilastro che delimita la parete, raggiungendo il punto più basso, dove una scritta indica l'attacco.
Relazione: arrampicata piacevole su ottima roccia, mai difficile e sempre ottimamente protetta nei tratti più impegnativi, mentre i segmenti facili hanno protezioni più distanziate. Difficoltà omogenee, purtroppo rovinate da un passo decisamente duro sul 4° tiro che obbliga ad una vergognosa azzerata; peccato. Contare un paio d'orette.
1° tiro: dritti, poi brevemente a destra a superare un muretto verso sinistra che porta ad una placchetta prima della sosta. 30m, 5b; otto fix. Sosta su due fix con catena ed anello di calata.
2° tiro: salire tenendo la destra, superare una placchetta ed uscire alla sosta ancora a destra; 35m, 4a, cinque fix.
3° tiro: salire per placche tenendo la sinistra, superare un diedrino e per rocce più facili raggiungere la sosta. 40m, 5a; otto fix. Sosta su due fix.
4° tiro: salire il breve strapiombo, spostarsi a sinistra e proseguire su muretto fino ad una placca. Io mi sono fermato alla prima sosta che dovrebbe invece essere quella di Mondo difficile (la sosta corretta è visibile sulla destra). 20m, 5c (con un passo di A0/A1; va bene che la forma non è il massimo in questo periodo, ma secondo me è un buon 6b+/6c), nove fix. Sosta su due fix con catena ed anello di calata.
5° tiro: a destra della sosta a risalire un muretto fino alla sosta sulla destra. 20m, 5b, sei fix. Sosta su due fix con catena ed anelli di calata. Il tiro corre praticamente parallelo a Mondo difficile e credo di aver salito l'ultimo tiro di questa via. Sarebbe stato forse più logico lasciare l'uscita in comune piuttosto che chiodare due vie in mezzo metro di parete...
Discesa: in doppia dalla via con tre calate.

mercoledì 2 agosto 2017

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi maggio-luglio 2017 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02) nei
mesi da maggio a luglio 2015, 2016 e 2017.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei periodi gennaio-luglio 2015, 2016 e 2017.
Come sopra, ma per il 10809 (17:43).
Andamento mensile dei ritardi per il treno 2608.
Come sopra ma per il treno 10809.
Come gira la situazione dopo i nuovi orari ormai lo hanno capito tutti, tranne ovviamente chi a Trenord dovrebbe provvedervi, ma preferisce ignorare ritardi, guasti e persino i termini del contratto ben riportati sul sito che disciplinano le risposte ai reclami, bellamente ignorati. In breve: treno 2608 che lentamente si avvia a diventare quasi "normale", 10809 sempre più inaccettabile e scandaloso. E come se non bastasse, col cambio di orario, i tempi di percorrenza di questo sfigatissimo treno sono pure aumentati di 2' grazie all'idea brillantissima di farlo fermare a Treviglio Ovest, dove scendono sì e no due persone! In compenso, la mattina è sparita una carrozza, trasformata in prima classe... ma a ben vedere questa fesseria è meno grave poiché tutti vi si siedono egualmente, consci della mancanza assoluta di controlli.
Ma veniamo ai numeri: nel trimestre estivo, da sempre uno dei peggiori tra cambi disgraziati di orario e caldo, il 2608 è puntuale un terzo delle volte e tocca il famigerato traguardo del 90% di volte entro un ritardo di 5'. I numeri sono migliori rispetto al 2016, ed è l'unico dato positivo. I corrispondenti valori per il 10809 scendono al 30% di puntualità (era circa il 50% nel 2016) ed a un 70% che arriva entro 5' (era l'80% nel 2016). Il 90% dei treni arriva a Bergamo entro ben 25', mentre l'unica nota positiva è il ritardo peggiore in assoluto, stavolta limitato a "soli" 33'.
I numeri complessivi da inizio anno sono ormai abbastanza assestati e si prestano ad analoghe considerazioni; potete verificare da voi gli andamenti nei grafici riportati.
Forse più interessante è spendere due parole sull'andazzo mensile dei ritardi, come riportato nelle ultime due figure, ed in particolare sugli ultimi quattro mesi: da aprile a luglio i due treni in questione stanno seguendo trend opposti: mentre il 2608 continua a migliorare, il 10809 peggiora sistematicamente ed il valor medio dei ritardi è in crescita costante (curva azzurra sull'ultimo grafico). In effetti, a ben guardare questa curva nel suo insieme si vede come dal 2015 al primo quadrimestre del 2016 le cose siano migliorate, mentre da allora in avanti ci sia stata un'inversione di tendenza con ritardi medi crescenti. C'è poco da stare allegri..

martedì 1 agosto 2017

Spigolo delle bregostane (o via Donatella)

Sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Sul 4° tiro (la scaletta non è nostra!).
Sul 5° tiro.
Sull'8° tiro.
Tracciato della via.
Dociuril
Spigolo SO


Le bregostane sono creature mitologiche fassane dedite al rapimento di fanciulli, e come tali non proprio simpatiche. Non è quindi chiaro se il nome della via sia un poco elegante riferimento a questa (da me sconosciuta) Donatella o se - le auguriamo - si tratti di pura coincidenza. In ogni caso, la via merita certamente una ripetizione: ottima roccia, bella esposizione e, se la cosa non vi dispiace, qualche fix alle soste e qua e là sui tiri.
Accesso: da Pera di Fassa si prende la strada che porta verso il rif. Gardeccia, si supera un paio di tornanti e si prosegue fino all'incrocio con la Strada de Cuch sulla destra, oltre il quale si trova un parcheggio con pochi posti-auto. Si segue la Strada (indicazioni per la Val Udai) infilandosi nei boschi e congiungendosi con il percorso che sale direttamente da Mazzin. Si attraversa un greto ed un torrente e si giunge all'indicazione 1720 Soscorza. Qui si sale a destra e, quando il sentiero spiana, lo si lascia per salire per traccia verso sinistra (ometto), risalendo il canale che porta allo spigolo. L'attacco è indicato da un fix. Un'ora e mezza circa.
Relazione: via molto bella che risale lo spigolo SO del Dociuril (in realtà tenendosi quasi sempre sulla parete di sinistra). La via ha un carattere intermedio tra il classico e lo sportivo, con soste attrezzate con ameno un fix e qualche fix sui tiri; necessario comunque dotarsi di protezioni veloci per integrare. La roccia è ottima e con qualche presa un poco unta, ma mai in maniera fastidiosa.
1° tiro: salire a sinistra dello spigolo, portarsi verso destra a superare un muretto e proseguire per una placchetta fino al terrazzo di sosta. 30m, IV, V; due fix, due chiodi, un cordone in clessidra. Sosta su un chiodo e un fix con cordone e maglia-rapida. Questo tiro è evitabile salendo per una variante di IV che parte una trentina di metri a sinistra.
2° tiro: salire a sinistra della sosta ad una cengia e seguirla brevemente a sinistra fino ad un diedro giallastro fessurato. Salirlo fino ad una seconda, stretta, cengia e proseguire per fessura o placca alla sua sinistra fino ad entrare nel largo camino dove si sosta. 30m, IV+, V (forse passo di V+), V-; due fix, due chiodi, un friend incastrato. Sosta su due fix con cordone.
3° tiro: salire il breve strapiombo che chiude il camino e proseguire lungo la fessura o la bella placca alla sua destra, uscendo su rocce facili. Aggirare a destra una paretina ed infilarsi in un canale obliquo verso sinistra che porta alla terrazza di sosta. 35m, V, V-, III; un fix. Sosta su un fix con maglia-rapida.
4° tiro: spostarsi a destra a salire un diedro giallastro un po' aggettante (roccia dall'aspetto un po' preoccupante) e proseguire tenendosi verso sinistra fino ad una cengia. Salire la bella placca grigia ed uscirne verso destra alla sosta. 35m, VI-, V, V-; tre fix, un chiodo (mobile), un cordone in clessidra. Sosta su un fix (e, se volete, una clessidrina sulla destra).
5° tiro: salire per facili rocce fin sotto ad una sporgenza che si supera sulla sinistra per poi rimontare una bella placca fino alla sosta. 40m, III, IV; un fix. Sosta su un fix e un cordone in clessidra.
6° tiro: a destra della sosta verso il filo dello spigolo a superare un muretto uscendo in cresta dove si sosta poco oltre. 20m, II, IV, II. Sosta su un fix e una grossa clessidra (libro di via).
7° tiro: salire a sinistra della sosta, poi brevemente dritto per traversare a destra con passo un po' delicato, uscendo poi in cresta. 25m, IV, V-, IV-; due fix, due chiodi vicini ai fix. Sosta su due fix.
8° tiro: raggiungere la parete e salire un diedro giallastro, per spostarsi a destra a salire una placca grigia fino ad uscire alla sosta. 30m, IV+, IV-, I; due fix, un chiodo con anello, un cordone in clessidra. Sosta su due fix e cordone.
Discesa: seguire la traccia in lieve discesa e poi in salita con facili passi di arrampicata fino ai prati sommitali (tenete il casco se non volete fare come me, che ho preso una testata fenomenale contro una roccia sporgente, irrorando di sangue capelli, fazzoletto e quant'altro!). Poco prima della vetta, traversare un canale a destra sotto delle rocce nere, scendendo e risalendo dalla parte opposta (ovviamente, si può salire in vetta e ridiscendere se il canale non vi ispira fiducia...). Scendere ora lungo i prati sulla sinistra (versante E) fino a dei fienili, oltre cui si tiene la destra fino ad un altro fienile. Seguire la traccia alla sua sinistra che aggira la parete e riporta al bivio con ometto.

lunedì 24 luglio 2017

Dla condles

Teo sul 2° tiro.
Sempre lui sul 7° tiro.
E qui sul 9° tiro,
Tracciato della via.
Avancorpo dello spigolo del Sassolungo
Parete E


Domanda: se volete fare una via ad una delle torri del Sella e trovate tutto bagnato, se le previsioni dicono che nel pomeriggio torneranno i temporali, che fate? Noi abbiamo guardato di fronte, al Sassolungo illuminato dal sole e completamente asciutto, e abbiamo pescato la via più vicina. Nelle successive tre orette e mezzo ci siamo chiesti alcune volte se la scelta fosse stata saggia, più o meno in corrispondenza dei tratti con roccia meno solida... poi quando si giunge all'auto e poco dopo si vede scatenarsi il temporale, un'infantile ed incontrollabile allegria ha la meglio su tutto!
Accesso: da passo Sella scendere brevemente verso la val Gardena fino a raggiungere la partenza della funivia per il rifugio Demetz. Seguire il sentiero 525 per la forcella del Sassolungo fino ad un enorme masso con una targa. Superarlo e salire ancora brevemente, poi spostarsi a destra e risalire il ghiaione fino alla base dello spigolo. L'attacco è nel punto più basso della parete, poco a sinistra di uno strapiombo a forma di naso.
Relazione: via che sale per placche e camini intervallati da cenge, con percorso logico ed evidente dal basso. Difficoltà mai elevate, ma roccia da verificare e non sempre facile da proteggere; portare friend medi. Buona per una salita veloce quando il tempo è incerto. In via si trovano vecchi chiodi dei primi (sconosciuti) salitori e del materiale più recente.
1° tiro: salire lungo la parete tenendosi dapprima lievemente a sinistra per poi spostarsi verso destra, puntando alla destra dell'evidente camino giallo soprastante. Salire brevemente per placche fino alla sosta, sotto una fascia orizzontale di strapiombi. 50m, IV-; una clessidra. Sosta su due chiodi + cordino in clessidra.
2° tiro: proseguire sopra la sosta superando un salto e continuare per placche tenendosi verso destra, per poi portarsi a sinistra fino alla parete (qui vi sono cordoni su spuntone su cui è possibile sostare, complicando un po' il tiro successivo). Proseguire brevemente in direzione dell'evidente camino fino a sostare alla sua base, in corrispondenza di un canale giallastro che si diparte verso destra. 30m, IV-, IV, un cordone su spuntone. Sosta (da rinforzare) su clessidra con cordone.
3° tiro: salire il camino per proseguire poi lungo il canale principale. Superato un tratto con massi incastrati, abbandonare il canale e sostare sulla destra. 50m, IV, III, IV. Sosta da allestire su spuntone.
4° tiro: salire per una breve placca a sinistra della sosta per spostarsi poi a destra a seguire una crestina con roccia delicata. Superare un breve saltino verso sinistra e portarsi così su quel fianco della cresta. Proseguire sino a raggiungere una forcella dove si sosta. 30m, IV-, III, II, IV-, I. Sosta da attrezzare su spuntone.
5° tiro: salire la paretina oltre la forcella, stando verso sinistra (ignorare il camino più a destra) e riportarsi a destra in direzione della sosta. 15m, III+. Sosta su cordino in clessidra. Non conviene concatenare questa lunghezza alla successiva per l'attrito delle corde.
6° tiro: alzarsi sopra la sosta e spostarsi verso destra, puntando alla base di un sistema di camini gialli. Superare un muretto e proseguire lungo il camino sino a raggiungere un pulpito con una nicchia dove si trova la sosta. 30m, IV-, IV, una clessidra con cordino. Sosta su due chiodi (uno con anello).
7° tiro: salire la rampa verso sinistra ed attaccare un camino sulla destra (roccia piuttosto delicata all’inizio). Proseguire poi lungo un canale raggiungendo una strozzatura, oltre la quale si perviene ad un intaglio dove si sosta. 35m, II, I, IV+, II, IV. Sosta su un chiodo.
8° tiro: seguire la cengia sino ad un intaglio e risalire la spaccatura di destra fino ad un canale. Attraversarlo e portarsi sulla destra, per proseguire in verticale lungo la cresta sino alla sosta posta in corrispondenza di una punta gialla. 35m, III, IV, II, I, 1 chiodo. Sosta su un chiodo con anello.
9° tiro: seguire la cresta sino alla sommità dove termina la via (sosta su spuntone con cordone). Se non siete particolarmente romantici (o se siete minacciati dal temporale come noi), potete continuare direttamente verso destra, scendendo per pochi metri fino ad una forcella. 30m, II, III. Sosta da attrezzare.
Discesa: abbassarsi per circa 15m lungo un ghiaione in direzione della bidonvia sino a raggiungere un grande spuntone con cordoni e maglia rapida. Calarsi per 25m e scendere lungo un sistema di cenge (due tornanti) intervallate da facili passi d’arrampicata (presenti diversi spuntoni con cordoni per eventuali calate) in direzione del grande ghiaione. Poco prima di raggiungere la base della parete discendere una spaccatura con alcuni passi di III-, forse evitabile seguendo una cengetta verso destra un poco più in alto.

mercoledì 19 luglio 2017

Prealpi lombarde

di Matteo Bertolotti
Alpine studio, Lecco, 2017


In genere non scrivo qui di libri pubblicati da amici, per il semplice timore di non riuscire ad essere obbiettivo o di venir accusato di piaggeria. Ma in questo caso devo fare un'eccezione per almeno un paio di motivi: il primo riguarda l'oggetto del libro, ovvero le montagne "dietro casa", quelle frequentate infinite volte prima lungo i sentieri e poi per le vie di arrampicata, su cui una guida alpinistica affidabile mancava da parecchio tempo e dev'essere salutata con soddisfazione e con i migliori auguri di successo editoriale. Il secondo è la richiesta avanzatami da Matteo di scrivere qualche riga di introduzione al suddetto volume, onere/onore a cui non ho voluto/potuto dire di no. E visto che il volume è il secondo della collana Il grande alpinismo sui monti d'Italia, ideale continuazione delle storiche Guide Monti, ho potuto avvalermi di una serie di... propizie coincidenze editoriali per trovare la falsariga del mio modesto contributo. Che presento di seguito.

Introduzione
I libri, come tutti noi, hanno una storia. E la storia di questo libro parte da lontano, ben centoquarant’anni fa, per attraversare tre importanti anniversari; anzi, quasi quattro. Corre l’anno 1877 quando quella che è probabilmente la prima guida alpinistica italiana, la Guida alle Prealpi bergamasche di Antonio Curò, vede la luce. Nella bella introduzione, Antonio Stoppani ben evidenzia l’utilità di un itinerario (leggi: guida) affidabile o – se preferite – i problemi legati alla sua mancanza:
Bisognerebbe che tu avessi un maggior numero di capelli bianchi che di neri o di biondi, per cui potessi dire com’altri d’aver dovuto, venti o trent’anni or sono, percorrere queste vallate, arrampicarti su quei gioghi solitari, per apprezzare il valore di un itinerario, il quale ha per lo meno il merito di essere il primo. Quante volte quel tale ch’io non nomino, dopo aver viaggiato le ore promesse dal primo montanaro che incontrava per via, trovossi più di prima lontano dalla meta. Più di una volta gli accadde, affidandosi alle indicazioni di gente la quale, come in genere i montanari, non ha misura né di tempo né di spazio, vide imbrunirsi l’aria tra deserti di rupi, e dovette benedire il lugubre ululato del cane se poté trovarsi nel più fitto della notte alla porta di una stamberga.
Il volumetto si dilunga nella descrizione degli accessi al fondovalle, tra “ruotabili”, “sentieri mulattieri” e tratti da percorrere “anche con cavalcatura”, ma si anima degli itinerari di salita alle cime tra Adda e Oglio lungo quelle che diventeranno le vie normali.
Passano sessant’anni e l’alpinismo si ritrova cresciuto. Nel 1937 è in vendita al prezzo di lire 20 (per i soci CAI) la guida delle Grigne, quarto volume della celeberrima seconda serie della Guida dei Monti d’Italia, autore Silvio Saglio. Nelle quasi trecento pagine dedicate alla parte alpinistica trovano posto circa centocinquanta vie di salita, accanto alle facili ascensioni. La disposizione della materia, definita dalla apposita Commissione del CAI e che costituirà la falsariga delle guide alpinistiche successive, si dipana con rigore enciclopedico: parte generale con informazioni che spaziano dall’economia della zona ai rifugi e parte alpinistica con descrizione, tempo stimato e difficoltà di tutte le vie che solcano le pareti.
Sempre Saglio, nel 1948, firma il decimo volume della Guida Monti d’Italia, sulle Prealpi comasche, varesine, bergamasche. La guida consta di più di centoventi itinerari alpinistici nella zona di nostro interesse ed è frutto di una gestazione alquanto complessa che, iniziata nel 1934 ed interrotta dal periodo bellico, porterà ad escludere dal volume le Prealpi bresciane e la fascia delle Alpi di confine con la Valtellina, per motivi di spazio e di relativo costo (che alla fine risulterà di 640 lire per la rilegatura in tela). Se le Prealpi bresciane dovranno attendere il nuovo secolo per prendere posto nella collana, le Alpi orobie sono destinatarie del volume pubblicato esattamente sessant’anni or sono, nel 1957; volume oggi piuttosto ricercato (ma all’epoca in vendita a 2500 lire) ancorché non esente da difetti, essendo basato sostanzialmente sulla bozza del 1938: salite non aggiornate, indicazioni di difficoltà assenti o sommarie.
Nel 140°, 80°, 69° (accidenti!) e 60° anniversario, queste guide si vogliono qui ricordare per il caldo amore non più superato onde sono pervase (A. Corti nella guida delle Orobie, p. 184). Tuttavia, se lo scopo del vostro odierno compulsare non è solo il ricercar salite ormai neglette o dare una paternità a quei chiodi oggi sempre meno visitati, se pensate come Stoppani che queste montagne, belle a vedersi da lontano, sono più belle a percorrersi e legittimamente cercate una fonte attendibile a cui votarvi, dobbiamo ammettere che il panorama è quantomeno frammentario: solo la zona delle Grigne gode di buona salute letteraria, mentre le valli bresciane possono vantare un volume della Guida Monti d’Italia del 2004 e le Orobie mai hanno avuto una guida alpinistica aggiornata. Pubblicazioni a carattere locale ed il web suppliscono dove possono, con i loro pregi e limiti.
Il corrente volume si propone di colmare cotal lacuna, in ideale continuità con le amate guide che lo hanno preceduto, ma con un’impostazione più attuale: il contenuto è squisitamente alpinistico, limitando le informazioni addizionali allo stretto necessario per l’orientamento ed evitando l’aneddotica, assai problematica in una zona così ampia. Inoltre, seguendo una linea editoriale già rintracciabile nelle guide degli anni ‘70, si presenta qui una (ricchissima) selezione di itinerari; scelta obbligata sia per l’impossibilità di contenere tutte le linee di salita in un unico volume, sia perché alcune vie rivestono oggi un interesse puramente storico e non sono più frequentate. Il risultato è sotto i vostri occhi: trecentocinquanta itinerari dove il chiodo convive con il fix e su cui relazione, schizzo e fotografia conducono il lettore per mano, alla riscoperta delle “nostre” montagne. Ché patria nostra (come dice l’abate) sono le montagne.

giovedì 13 luglio 2017

Buzzoni-Carì

Alberto sul 1° tiro.
Ancora lui alla partenza del 5° tiro.
Tracciato della via (verde). In rosso la via
Mauri-Castagna.
Zuccone Campelli
Parete O


Rieccomi dai miei sempre amati Campelli! Stavolta però, niente ravanate su vie dimenticate o quasi, ma una bella arrampicata su fix luccicanti. Il programma prevedeva invero una seconda via da decidere al momento, che è poi stata da noi, sedicenti alpinisti della domenica, sacrificata in favore di un brasato con polenta al rif. Lecco... ma di questo, vi risparmio la relazione!
Accesso: si raggiunge il rif. Lecco, in funivia da Barzio o da Ceresole di Valtorta, e da esso si segue il sentiero che risale tutto il vallone dei camosci sulla sinistra, deviando per traccia verso destra una volta giunti vicino allo Zuccone Campelli e puntando alla base dei due evidenti camini (Bramani e Castiglioni) che ne segnano in maniera inconfondibile la parete. Poco a destra del secondo camino si risale brevemente una rampa con roccette un po' friabili ed erba fino all'attacco. Visibile un fix con cordino.
Relazione: via molto bella che risale la parete del pilastro centrale dello Zuccone. Arrampicata abbastanza atletica su muri verticali, con un paio di tiri più riposanti. Roccia ottima (attenzione alle uscite sulle cenge) e chiodatura buona, ma a tratti un po' distanziata: utili un paio di friend per integrare. Contate due ore e mezza circa. Sul terzo tiro e sulla terrazza di sosta del quarto si trovano vecchi chiodi, ad indicare che quella parte dell'itinerario era già stata percorsa. Escludendo che quei primi salitori abbiano percorso le placche dei primi due tiri, sarebbe interessante capire se si tratta di una variante di uscita dal camino Castiglioni che sta a sinistra o dello spigolo Bramani sulla destra. Ma una variante ad opera di chi?
1° tiro: salire il muro fino alla cengia erbosa. 20m, 6a; sei fix.
2° tiro: si sale brevemente per spostarsi a destra e superare una breve pancia, giungendo ad una cengia. Da qui per un breve muretto e rocce più facili ed erbose fino alla sosta. 25m, 6b; sette fix. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.
3° tiro: sopra la sosta per rocce facili (a tratti da verificare) fino al muretto finale da cui si esce verso sinistra. 25m, 5a (un passo); tre fix. Vicino ai fix si trovano vecchi chiodi. Sosta su due fix.
4° tiro: si sale per placca a destra della sosta per poi spostarsi a sinistra a superare un muretto che porta alla larga cengia dove si sosta contro la parete. 25m, 5c; sette fix. Sosta su due fix con cordone.
5° tiro: salire lungo un vago spigolo per poi spostarsi lievemente a destra e salire ad una larga terrazza. Superare le ultime rocce, facili ma non solidissime, e raggiungere la sosta. 40m, 4c (uno o due passi); due fix. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.
Discesa: è possibile scendere in corda doppia, ma noi abbiamo optato per la discesa a piedi. Si tiene quindi la destra (rispetto alla direzione di salita; verso sud). Si scende poi o per il primo canalone che si incontra (canalone SEM) oppure per il secondo (canalone dei camosci), che si raggiunge per traccia sulla destra.

lunedì 3 luglio 2017

Dibona (con varianti)

Teo sul 2° tiro.
Teo sul 3° tiro.
Sul 4° tiro.
Walter sul 5° tiro.
Teo e Walter sull'ultimo tiro.
In vetta.
Tracciato della via.
Sass de Mesdì - Odle
Spigolo SO


– Oh, ma non mi pare IV su di lì...
– Fidati, te lo dico io...
– Ma la relazione dice...
– Ma no, va su di lì, vedi quel diedrino... ecco...
E io, che sono di animo ingenuo e mi fido ancora dei compagni di cordata, salgo "su di lì". Giunto sotto il diedrino e verificato che di IV non se ne parla, faccio un tentativo verso destra, trovo un cordone su spuntone e chiodo mezzo estratto su cui qualcuno si è calato, rabbrividisco, torno indietro, caccio un improperio al socio e salgo. Meno peggio di quel che sembrava!
Morale: girate sempre con una relazione affidabile! Potrete poi sempre decidere di tradirla per amor d'avventura e degli amici...
Accesso: noi siamo partiti dal rifugio Firenze, che si raggiunge da S. Cristina in Val Gardena attraverso la cabinovia del Col Raiser (18€ A/R per soci CAI, con mirabolante sconto di 1€) e il sentiero n. 4. Dal rifugio si prende il sentiero n. 13 (indicazione ferrata del Sass Rigais) fino ad un bivio, dove si sale a sinistra (13b, indicazione Pera longia) e si giunge ad un secondo bivio al cospetto della Gran Fermeda. Qui si prende a destra e si risale poco dopo il bordo del ghiaione per tracce, fino ad un sentiero più marcato che si segue verso destra fino al canale tra la Odla de Cisles ed il Sass de Mesdì. Si sale il canale fin quasi alla forcella e ci si ferma poco prima, a destra di un evidente camino.
Relazione: bella via che risale lo spigolo del Sass de Mesdì cercando il percorso più agevole e alternando diedri, camini e placchette. La via si può percorrere con diverse varianti che la rendono più interessante. Difficoltà mai estreme, ma chiodatura parca. Portare friend piccoli e medi per integrare le protezioni.
1° tiro: traversare a sinistra per cengia e salire lievemente fino all'imbocco del camino. Salirlo e sostare su un grande masso incastrato. 45m, III, IV; un chiodo. Sosta su due chiodi.
2° tiro: salire brevemente uscendo dal camino e proseguire in obliquo verso sinistra fino ad una nicchia alla base di un pilastro giallastro. 50m, IV-, II; un chiodo con anello, un cordone su spuntone. Sosta da attrezzare su spuntone.
3° tiro (variante diretta dello spigolo): a sinistra a salire il bel diedro-canale, uscendone a sinistra per sostare poco dopo. 30m, IV; un chiodo, un cordone in clessidra. Sosta da attrezzare su spuntone. La via originale si sposta invece sulla parete sinistra dello spigolo.
4° tiro (variante diretta dello spigolo): alzarsi lungo la placca spostandosi lievemente a destra e puntando ad una nicchia nerastra sovrastata da un diedro-spaccatura giallastro, ben evidente sopra la sosta. Superarlo e sostare subito dopo sulla sinistra. 30m, una sosta intermedia (due chiodi), un chiodo; IV, IV+, V+ (un passo). Sosta su due chiodi.
5° tiro (variante diretta dello spigolo): spostarsi a sinistra, risalire un vago canalino e proseguire su facili rocce fino a reperire un buon punto di sosta in una nicchia. 35m, III+, IV- (passi). Sosta da attrezzare su friend e/o clessidre. Se la corda non fa troppo attrito, si può proseguire fino ad uscire sulla cengia.
6° tiro: salire alla cengia soprastante (qui termina la variante), rimontare una grossa lama e spostarsi in esposto traverso a destra (restare bassi). Salire poi in obliquo e superare un vago diedrino sostando subito dopo. 40m, III+, II, IV; un cordone in clessidra, una sosta intermedia (due chiodi non vicinissimi). Sosta su due clessidre (una con cordone).
7° tiro (variante di uscita diretta): la via originale continua verso destra per poi salire un camino e giungere in cresta. Seguendo la variante ci si sposta un poco a destra doppiando lo spigolo, per poi salire per facili rocce erbose fino ad un grosso masso che si rimonta giungendo alla base di un camino. 25m, I, III, IV-; un chiodo, un cordone in clessidra. Sosta su due chiodi.
8° tiro (variante di uscita diretta): salire il camino fino al suo termine e proseguire per rampa erbosa a sinistra. 40m, IV-, I. Sosta su spuntone.
9° tiro (variante di uscita diretta): per facili rocce all'anticima. 40m, II.
Discesa: raggiungere la vetta per facili rocce e scendere nel canale a destra (ometti) fino ad incontrare una traccia orizzontale. Qui brevemente a sinistra fino a riprendere gli ometti che scendono lungo una rampa che sfocia in una prato. Da qui brevemente al sentiero che, seguito verso destra, riporta alla base del canale di partenza.

martedì 27 giugno 2017

Via della rampa

Teo sul 1° tiro.
Walter sul 2° tiro.
Teo e Walter sul 4° tiro.
Teo sul 5° tiro.
Sul 6° tiro.
Tracciato della via.
Sass de Mesdì - Odle
Parete S


Il diluvio che ci accoglie giovedì sera quando arriviamo alla funivia coll'idea di dormire in tenda per salire al rifugio venerdì mattina butta - è il caso di dirlo - parecchia acqua sul fuoco dei nostri entusiasmi. Restiamo in auto, io a dormire col volante tra le parti nobili, Teo solo poco più fortunato di me e Walter che si gode il sedile posteriore ed i nostri improperi ad ogni russata. Al mattino ci presentiamo al rifugio Firenze come tre zombie e saliamo ad attaccare la via, col tempo che man mano peggiora fino a scatenare un altro temporale... pochi minuti dopo il nostro rientro al rifugio! A volte bastano piccole soddisfazioni per ritrovare l'allegria!
Accesso: noi siamo partiti dal rifugio Firenze, che si raggiunge da S. Cristina in Val Gardena attraverso la cabinovia del Col Raiser (18€ A/R per soci CAI, con mirabolante sconto di 1€) e il sentiero n. 4. Dal rifugio si prende il sentiero n. 13 (indicazione ferrata del Sass Rigais) fino ad un bivio, dove si può scegliere la direzione da prendere. Secondo me il sentiero più interessante sale a sinistra (13b, indicazione Pera longia), che porta ad un altro bivio al cospetto della Gran Fermeda. Qui si prende a destra e si risale poco dopo il bordo del ghiaione per tracce, fino ad un sentiero più marcato che si segue verso destra. Si raggiunge così il Sass de Mesdì e si supera la Torre Kasnapoff (piccolo torrione che fa da avancorpo). Qui si risale il canale fino alla sella tra la Torre ed il Sass de Mesdì. Sulla destra si nota un evidente camino, il camino Trenker. Lì attacca la (variante alla) via.
Relazione: via con una seconda metà interessante e con roccia abbastanza buona, ma con alcuni tratti da verificare, soprattutto nei primi tiri. Ideale per le mezze giornate con tempo incerto per via del breve sviluppo e delle difficoltà moderate. Utile un kevlar singolo per rinviare un paio di chiodi schiacciati contro la roccia. La via originale attacca a destra del camino, lungo una fessura-camino obliqua, mentre noi abbiamo percorso un breve tratto iniziale dentro di esso per poi spostarci a destra e cercare la via originale.
1° tiro: salire il camino (un tratto faticoso se avete uno zaino) e superare il secondo sasso incastrato, uscendo su roccia mobile. Qui traversare decisamente a destra e salire in breve alla sosta. 30m, IV+, IV; due cordini in clessidra. Sosta su grande clessidra con cordoni.
2° tiro: spostarsi a destra abbassandosi brevemente fino a giungere ad una spaccatura verticale che si risale tenendo lievemente a destra fino ad una selletta (sulla sinistra) dove si sosta. 35m, IV+, III+; un chiodo. Sosta da attrezzare su spuntone. Dopo il primo tratto più verticale, si può anche stare un poco a sinistra (cordone poco affidabile su spuntone) e raggiungere la selletta dall'altro versante.
3° tiro: salire il camino sopra la sosta fin quando si allarga e diventa quasi un canale; non portarsi sotto il tetto, ma identificare un chiodo sulla destra (che userete al prossimo tiro) e spostarsi alla sosta a sinistra. 25m, III+. Sosta su clessidra con cordone.
4° tiro: in traverso a destra per scendere leggermente su facile terreno. Doppiare lo spigolo e continuare a destra fino ad un camino che si risale brevemente (spaccata) per sostare su un masso incastrato. 25m, III, IV-, IV+, IV; tre chiodi, due cordoni in clessidra. Sosta su due chiodi sul lato destro del camino.
5° tiro: spostarsi a destra della sosta e risalire una paretina, indi continuare lievemente in obliquo fino ad una nicchia. 25m, IV, IV+, III+; un chiodo. Sosta su due chiodi.
6° tiro: a destra per un vago spigolo, a proseguire poi lungo il camino fino ad una forcella. 30m, III. Sosta da attrezzare su spuntone.
Discesa: proseguire per roccette fino ad una spalla (ometto). Continuare per traccia verso nord fino ad una forcella dove si scende a destra lungo un canale per tenere ancora la destra lungo una rampa che taglia la parete (numerosi ometti lungo il percorso). Si giunge a dei prati e da qui in breve al sentiero di attacco.

venerdì 9 giugno 2017

Valtellina Superiore DOCG Le Urscele 2007 Renato Motalli

Tutte le volte che assaggio un vino di Valtellina sbatterei la testa contro un muro al pensiero di quanto poco io frequenti la zona, almeno dal punto di vista enologico! L'ultima occasione di aprire una bottiglia di quella valle mi è data dall'ovvio abbinamento con un piatto di pizzoccheri cucinatomi con cura da Daniela... e che abbinamento!
Siamo nella sottozona Valgella, nel comune di Teglio (a proposito di pizzoccheri). La cantina è piccola, ad impronta familiare, e l'affinamento avviene in botti di castagno (come usa anche la cantina ARPEPE). Dopo una decina di anni il vino è perfetto per essere degustato, e potrebbe attendere ancora. Il colore è un bel granato, al naso salgono decisi sentori di frutti rossi e note minerali e terrose.
Il palato mantiene la promessa, con una buona struttura e un'acidità non eccessiva. Buon equilibrio e complessità aromatica, con finale piacevolmente lungo. E tutto ciò ad un prezzo decisamente interessante. Valtellina, ci rivediamo presto!

lunedì 22 maggio 2017

Kimera

Antonella e Gianni sul 1° tiro.
Antonella sul 2° tiro.
Ancora loro sul 3° tiro.
Gianni sul 4° tiro.
E sul 6° tiro.
Tracciato della via. La foto originale della parete è © Google.
Parete striata (Muzzerone)
Parete S


Rivedere il Muzzerone dopo circa dieci anni fa un certo effetto. Ma se la compagn(i)a di allora faceva sì che l'arrampicata fosse un interesse tutto sommato secondario, stavolta è lo scopo precipuo di questo fine-settimana. Dopo un giorno di falesia non proprio entusiasmante e una notte quasi insonne, ci ritroviamo sulla parete striata in una domenica di tempo splendido, in quasi totale solitudine, a ripetere una via molto bella in ambiente fantastico. Da non perdere. E sperando di non aspettare altri dieci anni per tornare...
Accesso: da La Spezia verso Portovenere si giunge alla frazione Le Grazie, dove si prende via Canedoli a destra (indicazione palestra rocciatori). Si tiene la sinistra ad un paio di bivi e si parcheggia all'ultimo tornante prima del forte. Qui inizia un sentiero, dapprima pianeggiante fino ad un piccolo spiazzo e poi in discesa, che si segue fino ad una cabina elettrica ormai fuori uso sulla sinistra (casotto a pianta quadrata). Poco dopo si segue una traccia a destra (ometto), che scende verso il mare con corde fisse e una scaletta fino alla cima del pilastro della discordia. Ancora a destra a recuperare delle corde fisse un po' datate, che si seguono fino alla base della parete striata. Si prosegue in piano verso sinistra (faccia a monte) fino all'attacco della via (scritta). Mezz'oretta circa.
Relazione: via molto bella che risale l'estremità sinistra della parete, tra placche, diedrini e un paio di brevi strapiombi. Si arrampica in un ambiente spettacolare, tra i richiami dei gabbiani ed il profumo di timo ed erbe selvatiche. Chiodatura sempre ottima, solo lievemente più distanziata sul primo tiro. Portare solo rinvii.
1° tiro: salire per placche e muretti seguendo la linea di spit a sinistra. Dopo circa 30m, non andare ad una sosta verso destra, ma proseguire vicino al diedro sulla sinistra, uscendo sul terrazzo di sosta. 40m, 5c; quindici fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
2° tiro: salire due placche separate da un terrazzo con albero e proseguire per breve diedrino da cui si esce sullo spigolo di sinistra. Una placca abbattuta porta alla sosta. 30m, 6a+ (un paio di passi); dodici fix, uno spit. Sosta su due fix con catena ed anello.
3° tiro: a sinistra della sosta a risalire un breve diedro, per proseguire poi lungo un secondo diedro e continuare per placca, dapprima a sinistra su rovesci e poi a destra per superare più facilmente gli ultimi passi. 25m, 6a, undici fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
4° tiro: appena a destra della sosta a portarsi sotto lo strapiombo, superarlo e proseguire lungo un diedro, uscendone per un secondo strapiombo. 30m, 6b+, quattordici fix. Sosta su due fix con catena ed anello.
5° tiro: salire alcuni metri tra roccia e terra seguendo inizialmente la corda fissa, per portarsi poi verso sinistra fino alla sosta. 15m, III+, I; una corda fissa. Sosta su due fix (e, volendo, un chiodo).
6° tiro: salire la parete lavorata, aggirando a destra una zona con vegetazione, e superare un paio di brevi muretti. 40m, 6a (uno o due passi); quattordici fix (più qualche vecchio spit inutile). Sosta su due fix.
Discesa: scendere brevemente a sinistra (rispetto alla direzione di salita) fino ad incontrare una traccia che in breve riporta lungo il sentiero di andata.