sabato 31 marzo 2012

Fratelli Tessari

Il Torrione Fiorelli
Sul passaggio del 3° tiro
4° tiro
Foto di vetta
Tracciato
Torrione Fiorelli - Grignetta
Parete SO


È ormai arrivato il caldo, si può salire di quota senza problemi e la Grignetta diventa il "terreno di gioco" ideale per arrampicare. Il Torrione Fiorelli "mancava" alla (scarna) lista delle mie salite e decidiamo di dargli un'occhiata; invece della canonica Bramani sulla parete O, però, trovo su internet delle vaghe notizie di questa via sullo spigolo SO, il che basta a farne l'obiettivo della salita.
Attacco: raggiungere i Piani Resinelli e prendere la via Carlo Mauri subito sulla destra; proseguire dritti al bivio per il Rif. Porta, perdere lievemente quota e parcheggiare sulla destra poco dopo. Da lì si prende il sentiero della cresta Sinigaglia che sale fino all'altezza del Torrione Fiorelli (indicazioni). Si prende la deviazione che porta nei pressi del Torrione all'attacco della Bramani e si prosegue scendendo sulla parete E, girando attorno al torrione fino a raggiungere la parete S (erba scivolosa). Non abbiamo trovato una sosta di partenza e abbiamo salito il primo tiro (che poi è un avvicinamento di III) fino ad una sella dove si trova una sosta da cui inizia la via.
Relazione: La via sale su roccia buona ed è ben protetta con fittoni e chiodi; portare eventualmente qualche friend per maggiore sicurezza.
2° tiro: salire per roccette sopra la sosta; V-
3° tiro: dritti fino ad una cengia, poi dx e ancora dritto fino alla cengia della Bramani; VI, forse un passo VI+. Noi abbiamo avuto problemi di attrito alle corde e abbiamo fatto una sosta intermedia sulla cengia.
4° tiro: dritto, poi prendere la placca inclinata fino alla sosta; V. Attenzione alla roccia un po' delicata.
5° tiro: spostarsi a sx, poi dritti fino in vetta.
Discesa: in corda doppia lungo la normale.
La via è un'interessante alternativa alla più famosa Bramani, rispetto alla quale è più lunga e più impegnativa. È anche la dimostrazione che c'è ancora spazio per aprire vie nuove in Grignetta, dopo più di un secolo di alpinismo; e questa è certamente un'ottima notizia!

giovedì 29 marzo 2012

Dodici mesi al comando della brigata granatieri - I. San Floriano

di Giuseppe Pennella, Tipografia del Senato, Roma, 1923

Il Carso è uno dei luoghi più famosi della "mitologia" della Grande Guerra. Il Carso di Ungaretti, quello dei fratelli Stuparich, di infiniti diari e memorie dei disgraziati che vi ristettero e spesso perirono. Ed il Carso, più precisamente la zona di San Floriano con la frazione detta del "lenzuolo bianco", compresa tra Gorizia ed il Sabotino (entrambi allora in mano austriaca), è l'aspro palcoscenico di queste memorie. Il libro è una rievocazione dei fatti accaduti nel periodo dicembre 1915 - aprile 1916 alla Brigata comandata dal gen. Pennella, e può essere diviso in due parti: una prima dove si racconta della ricostituzione delle forze dopo la IV battaglia dell'Isonzo, ed una seconda in cui la Brigata torna in linea nel suddetto settore.
La prima parte è interessante perché è, involontariamente, un "trattato di propaganda": per ricostruire il morale degli uomini il Pennella li inonda di canti, inni e preghiere patriottiche (che compone lui stesso; a leggerle oggi suonano tremende!) per incitare e continuamente stimolare al grande amore che deve giungere a riempire di sé l'anima del soldato, quello cioè per la Patria ed il Re. Fortunatamente, a suo credito, va detto che provvede anche al lato materiale.
La seconda parte racconta la preparazione e i fatti del 29 marzo 1916, quando si sviluppa un forte attacco austriaco nel settore, che sarà respinto con numerosissime perdite. Qui il tono si fa spesso retorico ed abbondano le descrizioni di episodi di eroismo individuale (che oggi suonano oggettivamente incredibili). Più interessanti i momenti di relativa calma, in cui Pennella legge Dante, Machiavelli ed Ungaretti, o quelli in cui si espone al fuoco nemico per "dare l'esempio" mentre cura la sistemazione logistica della trincea (e resta a suo onore l'esservi andato spesso, mentre altri comandanti restavano al sicuro e inviavano solo gli ordini). Purtroppo non manca un accenno di inqualificabile nazionalismo, quando Pennella commenta il fallito attacco notando che gli austriaci furono ricacciati a calci nelle loro tane dopo aver contaminato per qualche ora colla loro presenza un tratto delle nostre trincee di prima linea.

Il Pennella finì poi all'VIII armata e sarà silurato in favore di Caviglia dopo il comportamento nella battaglia del solstizio.

mercoledì 21 marzo 2012

Marshall 5010 - Presence

Torno dopo più di un mesetto su questo schema per descrivere la rete di "presence", posta immediatamente a valle del circuito di controllo toni già analizzato. A differenza di quanto accade con quest'ultimo, la funzione presence ha nome sufficientemente arcano da evitare che se ne possa capire la funzione a prima vista. Dai manuali reperibili in rete si evince che cotal rete dovrebbe modifica il trasferimento alle "altissime frequenze"; nel caso in esame, la faccenda appare però un po’ più complicata, come vedremo. Lo schema è riportato in Fig.1, ed include per completezza anche la resistenza R10 di polarizzazione della base del transistore TR3 dello stadio di potenza; punto di alta impedenza che si può utilizzare per "rompere" il circuito. I valori dei componenti sono:
Fig.1: schema della rete di presence
  • C7 = 2.2 nF, C8 = 220 nF, C15 = C16 = 2.2 mF, C13 = 22 nF, C14 = 2.2 μF
  • R10 = 22 kΩ, R12 = 10 kΩ, R13 = 33 kΩ, R15 = 2.7 kΩ, R16 = 2.7 kΩ
  • VR2 = 100 Ω, VR6 = 22 kΩ
  • TR1 = BC184
Analizziamone il funzionamento, anche in questo caso in modo approssimato: iniziamo ad eliminare le reti RC di filtraggio delle alimentazioni positiva e negativa, costituite da R15-C16 e R16-C15. La loro costante di tempo è infatti circa 27 mHz, quindi più che sufficiente per smorzare le oscillazioni a frequenze di 100 Hz e multipli del segnale raddrizzato dal ponte di diodi. Notiamo poi che in emettitore di TR1 ritroviamo la tensione di base (uscita del controllo-toni) riportata in bassa impedenza, quindi eliminiamo TR1 e sostituiamovi un generatore ideale che costituisce l’ingresso dello stadio (la frequenza di taglio del transistore è di circa 150 MHz, quindi non presenta il minimo problema). Anche la resistenza R13, che serve a polarizzare TR1, può ora essere eliminata (è in parallelo al generatore di tensione), così come il condensatore C14, di valore molto elevato, che non interviene su segnale; applichiamo quindi l’ingresso direttamente ai capi di VR6.
La funzione del Master volume VR2 è abbastanza semplice: è un partitore che regola la tensione di uscita. Come già discusso, questo regolatore di volume non va a modificare il guadagno di un amplificatore, come accade per il primo stadio, ma semplicemente determina quale frazione del segnale in uscita dal blocco amplificatore + controllo-toni va inviata allo stadio finale di potenza. A valle di VR2 c’è il condensatore C7, che determina la banda passante del filtro:
Fig.2: schema semplificato per x6 = 0.

Fig.3: schema semplificato per x6 = 1.

dove la resistenza ai suoi capi è certamente ≤ R10 e C8 è considerato un corto-circuito. Analogamente, il condensatore C8 fissa il limite inferiore:

In questo intervallo di frequenze il trasferimento è determinato dal blocco R12, VR6, C13 e VR2 (con R10 in parallelo a x2 VR2). La rete si risolve facilmente, ma per capirne il funzionamento diamo prima un’occhiata ai casi limite di x6 = 0 e x6 = 1. Gli schemi risultanti sono indicati nelle Figg.2 e 3, dove abbiamo anche considerato x2 = 1 (così facendo, VR2 è in parallelo ad R10 e può essere trascurato). Nel primo caso, C13 è in parallelo ad R10 e si ha un trasferimento passa-basso che attenua le alte frequenze (il polo è a circa 550 Hz). Nel secondo caso, C13 va in parallelo ad R12 e si ha una coppia zero-polo che aumenta il trasferimento alle alte frequenze (zero a circa 720 Hz e polo a circa 890 Hz). La posizione delle singolarità non cambia di molto con la regolazione di presence, che ha quindi la funzione di modificare il guadagno in un intervallo di frequenze medio-alte!
Vediamo ora il trasferimento della rete nel caso generale. Chiamiamo Z2 l’impedenza vista da C13 in avanti, ovvero

e Z6 il parallelo tra x6 VR6 e (1 - x6) VR6 e otteniamo facilmente per la tensione V1 a valle di C13
dove Z′2 = Z2 ∥ R12. Da qui poi
Fig.4: Trasferimento Vo/Vi ottenuto dalla soluzione della rete in
Fig.1 per x6 = 0.1; 0.5; 1 e x2 = 0.5. Il trasferimento ottenuto in
precedenza per x3 = x4 = 0.5 è anche riportato per confronto.

Fig.5 :Trasferimento Vo/Vi ottenuto dalla soluzione della rete
in Fig.1 per x2 = 0.1; 0.5; 1 e x6 = 0.5.
L’andamento complessivo (che include anche gli elementi reattivi) è riportato in Fig.4 per x6 = 0.1; 0.5; 1 e x2 = 0.5. Si notano i poli alle frequenze f7 e f8 ed il trasferimento che attenua od esalta le frequenze sopra qualche centinaio di Hz, per poi crollare intorno ai 3-4 kHz. Confrontando la risposta con quanto è stato ottenuto in precedenza per il controllo toni (curva blu) si vede che il regolatore di presence è attivo in un intervallo di frequenze comprese tra i medi e gli alti.
La Fig.5 mostra invece l’effetto del regolatore del volume x2; il guadagno è direttamente modificato come previsto (in modo non esattamente lineare) e si ha un piccolo effetto sulla risposta in frequenza, che tende ad allargarsi per alti guadagni a causa della riduzione della resistenza “vista” alla sinistra di C7.

Siamo quasi alla fine; ora manca soltanto lo stadio di potenza.

domenica 18 marzo 2012

La perla bianca

4° tiro - l'inizio della serie di placche
5° tiro
passo-chiave sul 6° tiro
Placche zebrate - Valle del Sarca
Parete E


Domenica scorsa il programma prevedeva una salita tranquilla alle placche zebrate, dove non ero più tornato dal 2008: frequentazione sempre piuttosto alta e rischio di caduta sassi dal sentiero soprastante mi avevano tenuto lontano. Complice la presenza di Luigi ed Alfio, durante il viaggio in auto accenno a questa perla bianca che ho adocchiato sulla guida, e si decide di tentare.
Dopo che un sibilo annuncia un macigno che mi cade a tre metri di distanza poco prima di partire, a rimarcare che siamo alle placche zebrate, saliamo i primi tre, non particolarmente esaltanti, tiri. Dal 4° tiro, tutto cambia: la via infila una serie di placche su roccia stupenda, mantenendosi su una difficoltà obbligata intorno al 6a, con passaggi di 6a+ e uno di 6b. La chiodatura è buona e sicura (bastano 11 rinvii; inutili friend, dadi e amenità varie), ma serve una minima padronanza del 6a per divertirsi. Arrivati alla fine delle placche, decidiamo di non infilarci nel canale per non provocare ulteriori cadute di sassi, e saltiamo il tiro finale. Con 6 calate in corda doppia si è di nuovo alla base.
La relazione dei primi salitori, reperibile in rete, ha i gradi un po' sopravvalutati, e mi pare più affidabile quanto riportato nella guida di Diego Filippi, a parte il 10° tiro che si potrebbe "promuovere" a 6a+.
Se amate come me l'arrampicata su placca, il gioco di equilibrio dell'aderenza, la percezione del baricentro sulla punta delle scarpette, non mancate di fare un giretto sulla perla bianca.
Matteo sul 7° tiro

sabato 17 marzo 2012

Demoni e visioni notturne

di Alfred Kubin, Il Saggiatore, Milano, 1961

Kubin è uno di quei grandi artisti che restano sconosciuti al "grande pubblico", e particolarmente a quello italiano (di lui ricordo una bella mostra a Milano nel 1988, visitata bigiando il Politecnico). Già il fatto che sia prevalentemente un disegnatore lo relega in un mondo frequentato solo dagli appassionati; i temi delle sue illustrazioni, poi, sono tutt'altro che concilianti: se il fantastico e l'onirico vi spadroneggiano senza rivali, essi sono sempre intessuti di tinte macabre, di humor nero e di vero e proprio orrore.
Questo piccolo libro dal titolo inquietante e corredato di 24 illustrazioni è l'autobiografia di Kubin. Egli racconta la sua infanzia, la passione per il disegno, la morte della madre e della matrigna, i tentativi di lavoro come fotografo e le prime esperienze artistiche, fino agli anni della prima guerra mondiale e della sua affermazione, ed include anche un interessante elenco di opere (praticamente del tutto inedite in Italia). La vita di Kubin si svolge quasi monotona, a fare da contrappasso alla sua poderosa fantasia e ai mondi evocati dai suoi disegni, che sono il vero universo da lui abitato. Non è quindi del tutto sorprendente (anche se deprecabile) che nel corso della guerra mondiale egli si preoccupi perché "il mio lavoro era reso più difficile dal fatto che la mia solita ottima carta a mano cominciava a mancare"! Di Kubin consiglio vivamente L'altra parte (Adelphi, 2001) e, per chi vuol cimentarsi colle interpretazioni psicanalitiche, il bel saggio Alfred Kubin - un sognatore a vita di Simona Argentieri.

domenica 4 marzo 2012

Splendori e misteri del romanzo poliziesco

di Alberto Castoldi, Francesco Fiorentino, Giovanni Saverio Santangelo (cur.)

Dico subito che non sono un appassionato del (sotto)genere "giallo". Tuttavia, il libro mi incuriosiva per gli autori (credo di aver letto tutti i saggi di AC) e per la possibilità di "indagare" i meccanismi - peraltro abbastanza scoperti - di queste scritture. A conclusione del volume, posso dire che è una delusione, e soffre terribilmente del maggior difetto di (quasi) tutte le curatele: la sua disomogeneità (difetto ancor più ovvio quando si legge che il volume è il risultato di un PRIN!!). Pochi i capitoli interessanti e moltissimi quelli che si riducono ad una mera elencazione di titoli e riassunti di trame (peraltro sempre le stesse; non è possibile leggere venti volte la trama di Murders in the rue Morgue, delle avventure di Vautrin e Vidocq, la camera gialla,...). Volendo citare solamente alcuni dei primi, ho trovato interessanti "La prigione", i due capitoli sul poliziesco italiano, "Polar, néopolar e politica", "Le stagioni del poliziesco" e pochissimi altri. Pur se i curatori sono francesisti, sarebbe stato anche utile aggiungere "francese" al titolo, vista la focalizzazione (eccessiva?) sul noir d'oltralpe.
Simpatiche, infine, le reiterate dichiarazioni degli autori in difesa dello status letterario del "giallo", che non sarebbe un sotto-genere, ma uno specchio del contemporaneo. A mio modesto parere, invece, è esattamente il contrario! Il giallo, così come la fantascienza, mi appaiono come sotto-generi, para-letterature ripiene per la maggior parte di schifezze che di quando in quando esprimono dei talenti e che, proprio per questo, si prestano a specchiare le inquietudini del nostro tempo. Ma forse è una discussione inutile...