giovedì 26 settembre 2013

Via lunga con var. d'uscita di sinistra

Callisto sul 1° tiro

Sul 4° tiro

Callisto sul 5° tiro

Sul 6° tiro

Sul 7° tiro

Tracciato della via (rosso). In azzurro la via Fivy.

La tomba del gen. Caviglia a capo S. Donato
Bric Pianarella
Parete O


Finale ligure è quasi un appuntamento fisso della seconda metà di settembre, con l'idea di spendere un fine-settimana tra un po' di arrampicata, una sana mangiata di pesce, l'acquisto di qualche bottiglia di Rossese per le mie libagioni invernali e l'ultimo bagno della stagione (che poi quest'anno per me era anche il primo). In questo periodo la forma è un po' sotto le scarpe e la via scelta per il primo giorno è la Via lunga al "paretone", ovvero il Bric Pianarella. Assolutamente tranquilla, con buona chiodatura e difficoltà del tutto abbordabili, ci ha regalato il piacere di rimettere le mani sulla roccia di Finale senza patemi. Naturalmente non potevamo non combinarne una delle nostre e così siamo riusciti ad intercettare la via solo al 3° tiro; poco male, ché la parte più bella è quella alta.
Accesso: dall'uscita del casello autostradale di Orco-Feglino dirigersi verso Finale. Dopo circa un paio di km si nota un cartello Finale ligure sulla sinistra e poco dopo un ponte scassato sulla destra che conduce ad un ben noto agriturismo. All'altezza del ponte, sulla sinistra, si parcheggia e si prende il sentiero che sale in corrispondenza di una chiesetta votiva. Si giunge ad una parete e si prende a destra, scendendo fino alla base di una specie di canale alla cui sinistra c'è una placca dove parte la bellissima via Grimonett. Da qui bisognerebbe scendere ancora, ma noi abbiamo fatto a modo nostro e siamo saliti lungo il canale, passando l'attacco della INPS (altra via raccomandabile) e proseguendo poi più o meno in piano verso destra fino ad una crestina, oltre la quale ci si sposta ancora un poco a destra fino ad un terrazzo dove si vede una placca con spit. È la placca del 2° o 3° tiro dove noi abbiamo attaccato la via.
Relazione: prima parte decisamente fastidiosa con tiri separati da terrazze che obbligano a grandi ravanate su terra friabile nel bosco, parte alta più interessante e variante di uscita su placche bellissime. Inutile portare friends anche se alcuni tratti facili sono poco o punto protetti e li ho indicati con gradi "alpinistici" anziché usare la scala francese; non dimenticare il necessario per allestire le soste. I tiri sono corti e possono essere concatenati per evitare di spendere più tempo a recuperare le corde che ad arrampicare.
1° tiro: puntare alla placca, salirla e sostare su terrazza alberata; 10m, passo di 5b che non mi sembrato banale, 3 spit. Sosta da attrezzare su alberi.
2° tiro: dritti pochi metri, poi a sinistra (chiodo rosso) fino a salire per rocce rotte e per una breve fessura-camino ad un terrazzo dove si sosta in corrispondenza del salto successivo; 25m, 4a, III+, 1 chiodo, 1 spit. Sosta da attrezzare su alberi.
3° tiro: dritti sopra la sosta puntando al terrazzo successivo; 20m, V-, 1 chiodo, 2 cordoni in clessidra. Sosta da attrezzare su alberi.
4° tiro: salire su una specie di lama staccata, spostarsi verso destra su bella placca e risalirla sfruttando un vago diedro. Poi tratto ravanoso all'inverosimile attrezzato con corda fissa e ultimo saltino che adduce alla cengia dove si sosta sotto una nicchia bellissima; 25m, 5a, 4 spit più o meno vetusti. Sosta su tre fittoni.
5° tiro: attaccare il diedrino fessurato sulla destra della sosta e uscirne sempre sulla destra poco dopo, indi proseguire per saltini su terreno facile fino alla sosta (ignorate una prima sosta su tre spit). Non fermatevi, ma salite il risalto sopra la sosta e spostatevi a destra per cengia fino alla fila di spit; 40m, 5b, 4 fittoni, due soste intermedie su 3 spit e due fittoni. Sosta da attrezzare su alberi.
6° tiro (var. di sinistra): salire la bella placca seguendo verso destra la fila di spit (vecchi chiodi nelle vicinanze) fino ad un ripiano con albero e vista su un'enorme erosione dov'è possibile sostare. Oppure proseguire ancora pochi metri su facile terreno fino alla cengia successiva; 30m, 5c, 6 spit, una sosta intermedia. Sosta su due fittoni e catena.
7° tiro: in traverso verso sinistra sulla placca in bellissima esposizione, poi tratto verticale impegnativo e ancora a sinistra fino ad un canalino di uscita; 30m, 6a, 9 spit. Sosta da attrezzare su alberi.
Discesa: seguire la traccia nel bosco fino ad incontrare un sentiero che si segue verso sinistra. Poco oltre c'è un altro sentiero che si stacca in discesa sulla sinistra (bolli, qualche ometto). Seguirlo fino ad immettersi in un sentiero più grande che si segue ancora a sinistra e che riporta alla parete dove sale il sentiero di accesso. Si scende a destra e si ritorna al punto di partenza. Anche se era tutt'altro che la nostra prima discesa dal Pianarella, siamo riusciti a mancare la "deviazione chiave" mentre si chiacchierava come due allegre comari e siamo finiti per vagare per secoli nei boschi del Pianarella come anime in pena. Dopo tempo immemore siamo tornati nei pressi dell'attacco compiendo più o meno il periplo del monte e ripercorrendo il sentiero "come si deve". Fate un minimo di attenzione!

giovedì 19 settembre 2013

Antidorn + Chiappa-Mozzanica + Fasana2000(?)

Sul 1° tiro dello Spigolo Antidorn

Sul 3° tiro dello Spigolo Antidorn

In vetta al Magnaghi Meridionale

Calata dal Magnaghi Meridionale

Tracciato dello spigolo Antidorn con la sosta per
calata sul versante O
Massimiliano sul 2° tiro della
Chiappa-Mozzanica

Tracciato della via Chiappa-Mozzanica (azzurro) con discesa
verso la forcella GLASG. In rosso la via Graziella.

Tracciato della via Fasana2000(?)
Gruppo dei Magnaghi - Grignetta
Pareti SE, O, NE


Dopo quattro mesi torno sulla montagna che mi ha "tradito", ma per scrupolo o per risentimento evito accuratamente il Torrione Pertusio, luogo del mio non grave infortunio, e viro verso i Magnaghi. L'idea è di provare due o tre viette che ancora non ho ripetuto, non difficili ma molto meno frequentate delle solite Albertini e Dorn che sono da evitare come la peste nei fine-settimana. La sequenza è piuttosto logica ed omogenea come difficoltà, mai troppo impegnativa ma non banale; insomma, quello che ci vuole in questo periodo per recuperare un po' di fiducia nelle mie (in)capacità!
Ci accompagna Niccolò, che però è armato di reflex e teleobiettivo anziché di scarpette ed imbrago (o imbraco) e che ci regala un ottimo "servizio fotografico", manco fossimo "alpinisti veri"! Meno male, perché il compagno di cordata, nonostante millanti una laurea in design, si rivela pressoché incapace di comporre una foto decente!
Accesso: all'arrivo ai piani Resinelli prendere la strada sulla destra (via Carlo Mauri), svolando subito dopo a sinistra (indicazioni Rif. Porta). Salire fino ad una sbarra poco prima del suddetto rifugio dove si parcheggia. Reperire una traccia sulla sinistra della strada e seguirla fino ad incrociare il sentiero della cresta Cermenati, che si segue fino al bivio per i Magnaghi (indicazione). Il sentiero, ora pianeggiante, supera il canalone Porta e conduce sul versante E attraverso la Bocchetta dei Prati. Si sale superando la piazzola dell'elicottero fino all'altezza dell'intaglio alla base del Torrione Magnaghi meridionale, verso cui si punta superando facili roccette. Si scende quindi nel canale per pochi metri fino alla prima fila di resinati che risale la parete sulla destra; più avanti noterete serpentoni di gente in cordata.
Relazione Spigolo Antidorn al I Magnaghi: la via è tutta nel primo tiro, anzi nel passaggio in traverso e in quello immediatamente precedente, ma non vedetelo come un fatto negativo: anche il resto della salita è divertente e meritevole. Protezioni buone a resinati, a volte un po' lunghette sui tratti facili, dove comunque è possibile integrare. Roccia ottima.
1° tiro: salire la placchetta fino ad un primo salto cui segue un traverso delicato verso destra seguito da un nuovo tratto con placche e piccoli strapiombi; 30m, 5b, 5 fittoni. Sosta su due fittoni.
2° tiro: superare un primo facile saltino sopra la sosta fino ad un tratto erboso ed un muretto finale che adduce alla sosta; 30m, III, IV-, 2 fittoni, 1 chiodo. Sosta su due fittoni, chiodi d'antan nelle vicinanze.
3° tiro: superare un muretto e continuare più facilmente fino alla sosta; 25m, IV-, III, 3 fittoni. Sosta su due fittoni.
4° tiro: salire portandosi verso destra fino a prendere un bello spigolo che si risale fino alla sosta; 30m, III, 2 fittoni. Sosta su due fittoni in comune con Dorn/Albertini.
Dalla sosta si prosegue con 2 tiri di corda o in conserva fino alla vetta; circa 70m, II, 1 fittone, 1 sosta intermedia, possibile usare una sosta di uscita delle vie sulla parete O per assicurazione.
Discesa/Accesso alla Chiappa-Mozzanica: ignorare la Normale e portarsi sulla sinistra verso i resti della croce di vetta, superarli giungendo ad un terrazzino dove c'è una sosta attrezzata. Con una calata da 60m si è alla base del Magnaghi Centrale esattamente dove parte la Chiappa-Mozzanica (scritta).
Relazione Chiappa-Mozzanica al II Magnaghi: un secondo tiro veramente bello caratterizza questa via, ben chiodata e su roccia nel complesso ottima. Protezioni buone a resinati e qualche chiodo; inutili friend.
1° tiro: salire la spaccatura di partenza e la placca sovrastante puntando ad un grosso pilastro. Si sosta su un pilastrino con passo finale in prossimità di rocce dall'aspetto non del tutto rassicurante; 30m, 4a, 4 fittoni.
2° tiro: spostarsi qualche metro a destra della sosta e risalire lungo una fessura che poi si abbandona per affrontare la placca verticale; 30m, 5b, 6 fittoni, 2 chiodi, 1 cordino non molto affidabile in clessidra, ma non molto utile (il fittone è poco sopra). Tiro molto bello.
3° tiro: salire il muretto sopra la sosta e fermarsi poco dopo; 15m, III, 1 fittone.
Discesa/Accesso alla via Fasana 2000?: più facile da percorrere che da descrivere. Procedere verso N superando la vetta e abbassarsi qualche metro fino ad un fittone. Da qui scendere verso sinistra (II) fino ad un ripiano (possibile attrezzare una doppia) dove si trova la corda fissa che si segue fino alla forcella GLASG. Qui partono altre due vie (Lecco e Bartesaghi) sulle quali basterebbe mettere un modico biglietto di accesso per risanare i comuni in difficoltà economica. Scendere verso destra (viso rivolto al Terzo Magnaghi) fino ad una sosta di calata. Poco dopo c'è un primo canale, ignoratelo, scendete ancora qualche metro sempre spostandovi verso destra giungendo ad un secondo canale. Risalitelo uscendo a sinistra quando è chiuso da un masso (II), indi attraversate ancora a destra uscendo sulla parete E del Magnaghi Settentrionale. Continuate in orizzontale per pochi metri fino ad una fessura obliqua che si segue fino a ritrovarsi a terra all'altezza della partenza della Via delle Guide. Seguire la parete verso destra (viso a monte) superando i fittoni di Primo maggio fino ad una linea di fittoni che sale appena a destra
Relazione Fasana 2000? al III Magnaghi: Premessa: ho qualche dubbio che la via che abbiamo percorso sia effettivamente la Fasana 2000, almeno stando agli schizzi che si ritrovano sulle guide del Corti e quella recente di Buzzoni, che però non indicano altre vie su questa parete (un'altra Fasana sale ancora più a destra). Se qualcuno ha indicazioni al riguardo e mi fa sapere qualcosa gliene sarei grato. Si sale sulla bella placca sopra la sosta per poi spostarsi con difficoltà minori verso destra e risalire ancora in verticale; 45m, 5b, 9 fittoni.
Discesa: ci si porta sulla parete O e si segue il sentiero verso destra fino al passo del gatto attraverso il quale si torna sul versante di partenza.

domenica 15 settembre 2013

Vathek



J. Reynolds, ritratto di William Beckford
(National Portrait Gallery, Londra)
di William Beckford
Oxford University Press, 1998

If what I have done be so criminal, as thou pretendest, there remains not for me a moment of grace. I have traversed a sea of blood, to acquire a power, which will make thy equals tremble: deem not that I shall retire, when in view of the port; or, that I will relinquish her, who is dearer to me than either my life, or thy mercy. Let the sun appear! let him illumine my career! it matters not where it may end.
Agli inizi del Settecento compare in Francia - e rapidamente negli altri paesi europei - la prima traduzione de Le mille e una notte. Questi racconti, uniti ad un più generale interesse per l'esotico e le culture extraeuropee, determinano una "moda" orientaleggiante che si riversa anche nella letteratura, invasa da sedicenti scrittori arabeggianti. Vathek (1786) appartiene perfettamente a questo filone, pur staccandosi nettamente dai suoi simili per un'inedita conoscenza della cultura islamica da parte del suo autore, per l'uso dei diversi registri narrativi e per una certa ambiguità di significato. La trama è semplice: il califfo Vathek (ispirato ad un personaggio storico) "much addicted to women and the pleasures of the table" è anche divorato dalla sete di conoscenza, tanto da non esitare ad abiurare la sua religione (invero non molto praticata) e sacrificare i suoi fedeli sudditi - giovani e adulti - alle potenze infernali per poter superare il portale dietro il quale giacciono tesori immensi e poteri infiniti. Inizia così il viaggio verso Istakar (Persepoli) che si concluderà coll'inevitabile dannazione del califfo.
Pagato il debito con il mito di Faust restano alcune cose da notare nel racconto, in primis il fatto che Beckford non nasconda poi troppo la sua simpatia per Vathek: sia l'ammonimento "morale" del finale che l'intervento dei Geni che salvano Gulchenrouz (uno sfigato fenomenale) e i cinquanta giovanetti (in illogica contraddizione con la soddisfazione del Giaour per quanto successo in precedenza) paiono "appiccicati" apposta per salvare l'apparenza e rendere formalmente accettabile il libro, lasciando un po' in sottotraccia la simpatia dell'autore per la vita libertina e sregolata del califfo. Non si può non fare un paragone con il contemporaneo De Sade, che esprimeva senza remore queste "simpatie" (e anche qualche altra...) e notare che anche la giovinezza di Beckford fu segnata da scandali sessuali e che il racconto trae origine proprio da una festa in cui Beckford e altra gioventù si rinchiusero in una villa per tre giorni e tre notti nel Natale 1781. Qui si potrebbe fare una bella storia del libertinismo illuminista, ma sono certo che qualcuno ci avrà già pensato (segnalazioni al riguardo sono benvenute).
Analogamente si potrebbe far risalire all'insofferenza del giovane, ricco e "ribelle" Beckford nei riguardi dei vincoli sociali e della carriera che la famiglia gli prospettava la "morale" del racconto racchiusa nel finale, una sorta di elogio della fanciullezza spensierata in cui il destino di Vathek è comparato a quello di Gulchenrouz, che vive in perpetua giovinezza in compagnia dei cinquanta fanciulli (ahi ahi ahi...), così come la costante e divertentissima ironia verso le religioni e la morale è stata interpretata in termini di reazione all'educazione rigorosa imposta dalla madre. Ma che dire del ruolo della donna nel racconto e la sua fascinazione verso il diabolico? Sia la madre Carathis, che persegue fino all'ultimo il suo fine, incurante della dannazione eterna, sia Nouronihar spingono attivamente Vathek verso il suo/loro destino, mentre lui starebbe beatamente sotto la tenda a godere delle delizie di cui sopra. Misoginia o ritratto di donne attive e libere?
Infine, non si può parlare di Vathek senza menzionare il finale, dove la scrittura si stacca dal resto del racconto. Giustamente considerata la sua parte migliore, la permanenza nel palazzo di Eblis è stata accostata ai toni sublimi del secondo Settecento, un riferimento che avevo già incontrato nelle letture e nei disegni di Sabatelli. Ma il finale è anche descritto entusiasticamente ne L'orrore soprannaturale in letteratura di H. P. Lovecraft, che lessi secoli fa e che contribuisce a classificare il racconto tra le fila del "romanzo gotico", invero in modo un po' discutibile: il finale vi appartiene pienamente; le tematiche di Beckford, come accennato, sono ben altre.
In definitiva il racconto di Beckford - che non è certamente un capolavoro - contiene numerosi spunti di riflessione ed è un libro decisamente insolito e sfuggente, anche per le numerose note "colte" aggiunte al testo a cui l'autore teneva assai; dell'edizione che ho letto segnalo la bella introduzione di R. Lonsdale che ben inquadra l'autore e l'opera, inclusa la travagliata pubblicazione. Il testo originale - facilmente comprensibile, ma volutamente arcaico - è disponibile qui.

domenica 8 settembre 2013

Gli antichi futuri

Sul 1° tiro

Giancarlo e Sofia alla prima sosta

Al termine del camino del 2° tiro

Giancarlo e Sofia sul 3° tiro

Tracciato della via (rosso). In arancione il tracciato di
Avenida miraflores.
Zucco Barbisino
parete S


Avevo salito la via Gli antichi futuri un bel po' di anni fa al seguito di Ivan, uno dei non pochi amici che mi hanno insegnato qualcosa in montagna (ma non è colpa loro se sono rimasto a livello zerbino), e da allora mi ripromettevo regolarmente di salirla in maniera un po' meno "conigliesca" ogni volta che ci passavo sotto diretto ad altre mete. Ieri finalmente ho mantenuto la promessa, con grande soddisfazione. Soddisfazione sia per la bellezza della via (il camino del secondo tiro è spettacolare), sia per essere tornato ad una salita con chiodatura classica dopo mesi.
Accesso: raggiungere i pressi del rif. Lecco dalla funivia dei Piani di Bobbio o da Ceresole di Valtorta e da qui risalire il percorso dello skilift (sulla sinistra del Vallone dei Camosci) fin quasi alla sua stazione superiore (in alternativa salire la pista da sci alla sua destra per deviare poi a sinistra in vista del capanno dello skilift). Da qui è possibile salire direttamente per prati verso la parete del Barbisino oppure seguire l'evidente sentiero che sale a sinistra diretto verso una sella e deviare a destra per prato (qualche vaga traccia) all'altezza della parete. Superare un paio di piccoli contrafforti e identificare una grossa nicchia nerastra chiusa da un tetto e sovrastata dall'evidentissimo canale-camino. La sosta di partenza va attrezzata sfruttando una delle vicine fessure.
Relazione: è una delle poche vie che sono state risparmiate dalla modernità della ri-attrezzatura seriale del gruppo dei Campelli, e per questo comunque meritevole di una visita. Chiodatura buona sul primo tiro dove il passo-chiave era valutato A0 dagli apritori nel lontano 1977, decisamente meno abbondante sul secondo dove è utile saper piazzare un paio di friend. Il terzo tiro si presta ad improvvisazioni se non volete proprio toccare i fittoni di Avenida Miraflores (di cui comunque val la pena di usare un paio di soste). Roccia buona, ma fare attenzione ad alcuni punti e alle cenge; il tratto finale - facile - del primo tiro è purtroppo rovinato dalla vegetazione.
1° tiro: risalire la nicchia fin quasi sotto il tetto, poi spostarsi a destra e uscire sullo spigolo in forte esposizione. Risalire una placca e poi per facili ma erbosi gradoni giungere alla sosta alla base del camino; 25m, V, VI+, V+, III, 8 chiodi. Sosta su due chiodi e cordini vari (non fidatevi e usate i vostri). Un terzo chiodo poco più in alto può essere usato per rinforzare, un quarto chiodo (ballerino) è appena prima sulla destra. Cercate di vedere tutti i chiodi del tiro e di non fare come lo scrivente che ha "perso" quello sul traverso (in una fessurina erbosa) ed è rimasto ore a inveire prima di osare il passo.
2° tiro: salire l'evidente camino fino al masso che lo chiude. Uscire sulla parete di sinistra con passo finale molto esposto (io mi sono incastrato fino ad arrivare ad una presa buona) e raggiungere la sosta di Avenida Miraflores appena sopra sulla sinistra; 30m, V, IV, V+, VI-, 4 chiodi, 1 cordino in clessidra non proprio nuovissimo. Sosta su due fittoni con catena ed anello di calata.
3° tiro: sulla destra ci sono i fittoni della via a cui avete chiesto in prestito la sosta e che ha sostanzialmente ricoperto il tiro originale della nostra via. Noi però volevamo terminare la salita come l'avevamo iniziata e siamo saliti per una specie di variante improvvisata un poco a sinistra dei fittoni: dalla sosta infilarsi nel canale fino ad un masso incastrato; indi salire la placca che si vede appena prima alla sua destra. Non fatevi tentare dal fittone e puntate ad una facile fessura sulla sinistra; al termine di questa spostatevi a destra sotto un leggero strapiombo e con un ultimo risalto si raggiunge la sosta (possibile usare l'ultimo fittone per pigrizia). 30m, III, IV-, IV. Sosta su due fittoni con catena ed anello di calata.
Discesa: in doppia sulla via oppure per comodo sentiero. In questo caso seguire la taccia verso sinistra (viso a monte) e raggiungere la sella donde si scende ancora a sinistra per il sentiero di salita.

martedì 3 settembre 2013

Gasparotto

Giancarlo all'uscita della via Bergamaschi

Giancarlo sul 1° tiro della Gasparotto

Sul 2° tiro della Gasparotto

Sul pilastro del 2° tiro

Massimiliano sul 4° tiro

Tracciati delle vie Bergamaschi (verde), Gasparotto
(rosso) e Casari-Zecca (giallo)
Quarta torre dello Zucco Pesciola
Parete N


Quest'anno è decisamente l'anno del gruppo dei Campelli! Tra la caviglia che non si sistema e l'allenamento a zero, il fatto di poter disporre di vie brevi e piuttosto facili è diventato un fattore determinante (speriamo non a lungo). Così questa domenica prima del gran rientro di settembre la passiamo ancora tra le rocce dell'ultima torre dello Zucco Pesciola, dove mi "mancava" proprio questa Gasparotto (anche se il Diedro Bramani lo feci secoli fa e dovrei ripeterlo...). L'unico dubbio, quello di trovare la via assediata di aspiranti conquistatori, è fugato quando dal sentiero vediamo una sola cordata sulla Bramani, a conferma che la stagione consente ancora itinerari più impegnativi. Per risalire lo zoccolo abbiamo scelto la via dei Bergamaschi, che io continuo a trovare non banale nonostante il grado indicato (e infatti sul passo-chiave del primo tiro c'era un bel moschettone a ghiera abbandonato...).
Accesso (Via del bergamaschi): per noi il solito, canonico arrivo colla funivia dei piani di Bobbio. Ci si dirige verso il rif. Lecco prendendo poi un sentiero che risale il vallone dei Camosci al cospetto dello Zucco Barbisino, appena a destra della pista da sci. All'altezza del termine della pista si prende una delle tracce che scendono nel vallone per poi risalire gli sfasciumi del canale della Madonna. Giunti all'altezza della base della parete si prende una traccia a destra, si superano gli attacchi della Diretta delle Guide e della Comune (scritte) e si sale brevemente fino all'imbocco di uno stretto canale dov'è l'attacco (fittone e scritta col nome).
Relazione: percorso sempre logico e riconoscibile, con un bel secondo tiro in una fessura-camino (e lo dice uno che odia i camini!) e un aereo quarto tiro. Difficoltà non elevate e protezioni buone a resinati; possono comunque essere utili dei friend per integrare (non siamo in falesia).
1° tiro via Bergamaschi: salire il canale e infilarsi in un camino a sinistra che si risale seguendo poi una placca fino alla sosta; 35m, 4c, 6 fittoni, 2 chiodi. Sosta su due fittoni e catena con anello; chiodo con anello a sinistra per i nostalgici.
2° tiro via Bergamaschi: salire fino a sbucare sulla larga cengia più o meno all'altezza del Diedro Bramani e dirigersi verso quest'ultimo. Pochi metri a destra del diedro c'è la sosta dove parte la Gasparotto; 30m, II. Sosta su due fittoni.
1° tiro Gasparotto: salire verso destra seguendo il bordo della fessura fino alla sosta; 30m, 4a, 4 fittoni, 1 friend incastrato. Sosta su due fittoni e catena con anello; chiodo con anello nelle vicinanze.
2° tiro Gasparotto: salire verso destra seguendo una spaccatura tra la parete e un grosso pilastro finché la via non è bloccata da un diedro. Risalirlo aiutandosi con la parete del pilastro fino a giungere in cima a quest'ultimo. Portarsi sulla parete e salire una placchetta fino alla sosta; 30m, 4c, 5 fittoni. Sosta su due fittoni e catena con anello. Tiro molto bello.
3° tiro Gasparotto: a destra della sosta a prendere un diedrino che si allarga poi a fessura-camino; 25m, 4b, 5 fittoni. Sosta su due fittoni e catena con anello.
4° tiro Gasparotto: ancora a destra a seguire il filo dello spigolo che si risale in buona esposizione fino alla sosta; 25m, 4a, 4 fittoni. Sosta su due fittoni e catena con anello.
Discesa: si sale qualche metro e si prende il sentiero che scende sulla sinistra nel canale della Madonna riportando al punto di partenza.

Ora che mi sono tolto finalmente lo sfizio di fare questa via posso dire che la sua fama è ben giustificata: molto bella e mai difficile, regala una piacevole arrampicata con un secondo tiro molto bello. Per gli amanti di storia dell'alpinismo, inoltre, allego la relazione originale apparsa sulla Rivista Mensile del CAI di settembre 1931, pp. 561-562 (in effetti un collage dei soli testo e immagine rilevanti). Notare l'ultima riga: un'ora e mezza dalla base alla vetta!
Relazione originale