domenica 26 gennaio 2014

Capitani coraggiosi

Sul 1° tiro
Raffaele sulla placca del 2° tiro
Raffaele alla 2a sosta
Il muretto del 3° tiro
Sul 4° tiro
Raffaele sul 4° tiro
Raffaele in scioltezza sul 5° tiro
Tracciato della via (rosso). In azzurro la via Shangri La.
Sass de Mesdì - Monte Cimo
Parete E


Un gennaio abbastanza pietoso dal singolare punto di vista del "tempo nel week-end" non è certo il miglior viatico per le attività outdoors del 2014; le poche uscite al di fuori del circuito delle falesie vanno quindi centellinate e le mete scelte con cura. La destinazione di ieri - dopo poco più di un annetto di assenza - è il Monte Cimo, con guida "ad acquerelli" al seguito per scegliere la via. Puntiamo alla zona Mesdì-Boral, poi l'incrocio delle cordate e la mutua intersezione delle vie già ripetute porta alla decisione finale: una su Te lo do io il Verdon, noi su Capitani coraggiosi. Grande via e grande soddisfazione a fine giornata, per nulla mitigata dal vento freddo che ci ha tormentati per tutta la salita. Bello vedere che gli allenamenti in palestra danno qualche risultato!
Accesso: dal casello di Affi della A22 seguire per Brentino Belluno, scendendo in Val d'Adige e portandosi sulla destra dell'autostrada (per i cultori di storia e di architettura militare segnalo i forti Rivoli/Wohlgemuth, S. Marco e la tagliata Incanal). Si passa poi sul suo lato sinistro, si attraversa un ponte su un canale e si segue una curva sulla destra (possibile parcheggiare qui, ma scomodo e un po' maleducato). Poco dopo si prende a sinistra ad un bivio, seguendo sempre l'indicazione Brentino Belluno, e si giunge al cimitero del paese dove c'è uno spiazzo per parcheggiare. Si costeggia a ritroso il vigneto sino alla curva dove un evidente sentiero si infila nel bosco. Lo si segue (bolli e piastrine metalliche con scritta S5 seguita da altri codici - un modo opinabile di marcare i settori e le vie di arrampicata) superando un paio di tratti con corda fissa un po' malconcia fino all'altezza della parete dove il sentiero si biforca: Alla vostra destra svetta lo spigolo del IV sole; noi prendiamo a sinistra. Si prosegue con qualche saliscendi fino a portarsi sulla verticale di un evidente tetto triangolare; poco dopo si sale a destra per pochi metri seguendo una traccia che porta alla parete. Sulla destra ci sono i resti di un ometto, una scritta e la piastrina n. 18: siete arrivati.
Relazione: via bellissima su roccia fantastica (specialmente nel 2° e 3° tiro) che alterna placche lavorate dall'acqua, diedri e qualche muretto che richiede decisione. Chiodatura ottima a spit (più qualche chiodo quasi sempre inutile) in stile-falesia che rende superflua qualunque protezione veloce ma che contiene passi di 6a+ obbligato. Percorso sempre logico e indicato dagli spit (non tutti della stessa foggia); tutte le soste sono su due spit con catena ed anello di calata tranne la quarta (due spit e fettuccia).
1° tiro: salire per una placca lavorata e portarsi sulla sinistra; non seguire i chiodi che salgono verticalmente (nel caso, c'è un maglia-rapida in un cordino che non ci siamo sentiti di portar via...) ma spostarsi ancora a sinistra (spit non visibile) a doppiare il vago spigolino; il passo-chiave del tiro su roccia lisciata dall'acqua porta alla sosta; 25m, 6a+, 10 spit.
2° tiro: su per una bellissima placca a gocce fino a superare un pilastrino sulla sinistra; da qui non salire ad una sosta dove sono evidenti delle corde fisse ma proseguire sempre verso sinistra fino ad un infido diedro appoggiato (secondo me, il passo-chiave della via) che porta alla sosta; 35m, 6b+, 13 spit.
3° tiro: salire lungo il diedro e superare un primo muretto, poi lievemente a sinistra ad un secondo muretto e alla sosta per placche e risalti; 30m, 6b, 12 spit.
4° tiro: ancora per diedro fino ad un grosso blocco poco sotto il tetto. Qui conviene spostarsi a destra in un punto un po' erboso e salire un muretto per roccia lavorata giungendo in sosta; 20m, 6a+, 6 spit.
5° tiro: a destra in un difficile traverso (6c; azzerabile per mia fortuna), poi in verticale spostandosi a sinistra per aggirare il tetto; 25m, 6c o A0, poi 6a, 9 spit.
6° tiro: passo delicato a sinistra della sosta, poi per placche e risalti fino ad un albero oltre il quale c'è la sosta; 25m, 5c, forse passo iniziale di 6a, 7 spit.
Discesa: in corda doppia con 2 calate da 50m o poco meno e una terza più breve. Colla prima calata si raggiunge la sosta del 3° tiro; colla seconda si scende verticalmente ad una sosta della via Babo da cui si arriva alla cengia di partenza.

mercoledì 15 gennaio 2014

La cantina

Biglietto da visita: giratelo e
guardatelo dall'alto in basso!
Via IV novembre, 7
Esine (BS)

Risalendo la Valcamonica verso l'Adamello avevo spesso notato l'indicazione Monumento Nazionale passando presso il paesino di Esine. L'indicazione si riferisce alla chiesa di S. Maria Assunta e ai suoi mosaici, che ovviamente non sono mai riuscito a vedere, dovendomi accontentare del portone d'ingresso chiuso. Così qualche settimana fa scorso sono tornato al paese in questione per omaggiare la "cultura materiale" anziché quella artistica, sperando in miglior fortuna: destinazione la trattoria La cantina per una cena con prodotti "del territorio", a festeggiare la conclusione positiva di una faccenda antipatica. Il locale è all'interno di una vecchia e bella dimora in pietra e mattoni accanto alla piazza nel centro del paese, ma è arredato in pseudo-stile "trattoria di una volta" in modo fin troppo kitsch: vecchi attrezzi da lavoro, utensili da cucina, orpelli vari ed improbabili pendono da ogni dove e fanno da contrappunto alla musica, anch'essa d'anteguerra.
Fin qui niente di male; per fortuna l'abito non fa il monaco nemmeno in tema di osteria. Le cose si fanno più interessanti quando si passa al concreto: cucina rigorosamente camuna con ingredienti locali, la cui provenienza è indicata in una lista presente su ogni tavolo. I piatti disponibili (non molti, ma ciò non è necessariamente un male) sono elencati dall'oste, mentre manca un menù vero e proprio; è questo un punto debole del locale: dover decidere di fretta ricordando a memoria l'elenco dei piatti sarà utile per allenare la memoria ma è sempre un po' fastidioso; basterebbe una lista giornaliera su un foglio di carta.
Iniziamo comunque con dei buoni antipasti tra cui si fanno notare i salumi (salame, lardo, pancetta) e della ricotta fresca con miele e noci.
Scopro poi che in Valcamonica si coltiva del tartufo e non mi posso far mancare i bigoi colle trifole. L'oste ci ammonisce correttamente a non pensare che il tartufo locale sia identico a quello d'Alba, bensì più leggero, ma il piatto è decisamente interessante, così come la quantità di tartufo che lo accompagna. Molto buono anche il classico orzotto ai funghi.
La fame comincia a placarsi quando arrivano i secondi, uno stracotto d'asino ben fatto, in alternativa al classico manzo all'olio: piatti semplici senza troppi fronzoli, cucina "vera" che dà soddisfazione. Peccato solo che tra i secondi non ci fosse niente di... diciamo così, "peculiarmente locale" come è successo con i primi. Si finisce poi con il dessert, nel mio caso una fin troppo classica torte alle pere e cioccolato; buona ma non indimenticabile.
E siamo così ai vini: la lista (sì, questa esiste!) spazia un po' in tutta la penisola, ma noi ci concentriamo sulle etichette locali. Ci lasciamo consigliare dall'oste e accompagniamo la cena con un Lambrù, un Valcamonica Igt dell'azienda Togni. Uvaggio di barbera, marzemino e merlot, affinamento in acciaio, vino schietto e minerale che si è abbinato ottimamente ai piatti. Per finire, non poteva mancare un ottimo genepì (o un brodo di giuggiole per le signore, che però preferivano di gran lunga il primo!).

venerdì 3 gennaio 2014

Cocaine

Sul 1° tiro
Raffaele in uscita dal 1° tiro
Raffaele sul 2° tiro
Sul 2° tiro
Pietra di Bismantova
Parete SE


E con questo fanno due! Due capodanni passati alla Pietra di Bismantova alternando arrampicate e laute libagioni all'agriturismo il ginepro in piacevole compagnia d'un gruppo di amici. In mezzo c'era stata un'altra visita alla Pietra a fine ottobre, dove avevamo adocchiato questa via e dove mi ero detto che la stessa non poteva mancare nello scarno carnet di uno che suona la chitarra pure peggio di come arrampica e che ha ascoltato J.J. ed Eric per decenni. Quindi via, con Diego salimmo il primo tiro solo per scoprire che gli altri due sono totalmente da proteggere e che non avevamo abbastanza protezioni veloci per proseguire: seguì una rapida calata e la promessa di ritornarvi. Il 31 dicembre, armati di tutto punto, l'ho mantenuta e ho chiuso l'anno con soddisfazione (invero, per stare in tema, dopo Cocaine abbiamo salito la Oppio, ma qui la faccenda diventa pericolosa e le battute onomastiche si sprecano).
Accesso: dal parcheggio di piazzale Dante salire la gradinata e proseguire verso l'eremo. Prima di giungervi prendere a destra il sentiero con indicazione Ferrata alpini che lo aggira e riporta sotto la parete all'altezza della frana del 2012. Si prosegue passando sotto un caratteristico masso e si continua fino ad incontrare sulla destra una larga fenditura. Ancora avanti per poco fino a che il sentiero inizia una lieve discesa; qui si sale brevemente a sinistra in corrispondenza di una pianta dove c'è l'attacco della via (poco più a sinistra attacca la via delle due fessure).
Relazione: dalle varie guide della Pietra si apprende che Cocaine nasce come serie di varianti alla Via delle due fessure, che ha poi subito una serie di cambiamenti di percorso; fatto sta che i tre tiri costituiscono oggi una via autonoma e molto logica, che sale la bellissima fessura verticale appena a sinistra della Zuffa '70. Primo tiro protetto a fittoni (non guastano uno o due friend medi), secondo tiro totalmente da attrezzare, terzo tiro con pochissimi chiodi. Portare friend fino al BD3 raddoppiando le misure medie (anche un BD4, se c'è, non guasta...): non li userete tutti, ma - sapete com'è - melius abundare... ecc. ecc.
1° tiro: salire la fessura fino ad un pulpitino finale sopra cui si trova la sosta e che si sale più facilmente dal lato sinistro. 35m, 6a, forse passo di 6a+; dieci fittoni, tre chiodi di cui uno solo in posizione ragionevolmente utile. Sosta su due fittoni con anello di calata.
2° tiro: salire sempre lungo la bella fessura che diviene poi diedro, superare un piccolo strapiombo, non fermarsi alla sosta su una cengia alla sinistra (appartiene alle Due fessure) e salire qualche metro fino alla sosta corretta. 35m, V, V+ o VI-; un fittone. Sosta su due fittoni con anello di calata.
3° tiro: salire ancora lungo la fessura-diedro che diviene più impegnativa, superare un tratto finale in leggero strapiombo e uscire su una terrazza con arbusti dove c'è la sosta; proseguire ancora pochi metri a destra o sinistra del terrazzo ed uscire in vetta; 50m, V, VI (probabile VI+ in un tratto bagnato che ho evitato facendo dei numeri sulla sinistra); un fittone, tre chiodi. Sosta su anello cementato. Possibile usare qualche fittone delle Due fessure a sinistra (eventualmente portare due mezze corde e sfalsarle per evitare attrito).
Discesa: in doppia lungo la via con due mezze corde oppure lungo il sentiero di discesa della Pietra che si incontra prendendo a sinistra all'uscita della via.

Cocaine mi ha rimesso a confronto con le salite in stile tradizionale che mancavano da un po' e confesso che sul terzo tiro ho avuto un bel po' di esitazione in un paio di punti. Gran soddisfazione a fine via.
Sempre in tema di ispirazioni musicali per i nomi delle vie, abbiamo inaugurato il 2014 con la bellissima Danza dei grandi rettili. A seguire un'altra via... diciamo... "storica" e il 2 gennaio, per ripararci dall'acqua, esperimenti di artificiale sulla Casolari. Bismantova, ci rivediamo tra un anno... o forse prima!