venerdì 22 luglio 2016

Dibona

Teo sul 5° tiro.
Sul 6° tiro.
Teo nel camino del 7° tiro.
Sull'8° tiro.
Teo sull'8° tiro.
All'imbocco del 10° tiro.
Tracciato della via.
Roda di Vael - Catinaccio
Parete O


Anche quest'anno, tardiva e ancora incerta, inizia la stagione dolomitica! Sveglia antelucana e su verso le vallate, ad assaporare il piacere di veder comparire le splendide cime che rifulgono sopra il fondovalle in ombra. Destinazione Catinaccio, dove mancavo dal lontano 2009 e dove giungiamo in tarda mattinata. La via prescelta per il battesimo 2016 ha più di un secolo e un grande apritore: Angelo Dibona. Salita di gran soddisfazione, con gran finale di giornata ad un agriturismo di Moena, dove ci godiamo la meritata ricompensa per la salita.
Accesso: si parcheggia a Carezza presso la stazione di valle della seggiovia Paolina, a pochi km dal passo di Costalunga. Si raggiunge il rifugio Paolina con la seggiovia omonima (prezzo A/R = 13€, a cui togliete ben 1€ di sconto per soci CAI!!) o con il sentiero che parte a monte della stazione (risalire la strada fino al primo bivio, tenere la sinistra e camminare fino ad identificare il segnavia). Dalla stazione di monte conviene seguire a sinistra il sentiero 552 e poi salire seguendo le indicazioni per il passo di Vaiolon (si raggiunge il 549, lo si segue brevemente verso destra e poi si sale ancora a sinistra). Prima del passo, quando il sentiero si avvicina alla parete, si prende una traccia sulla destra e si costeggia tutta la parete fino all'inizio del pilastro che occupa il suo lato destro. L'attacco è nel punto in cui il pilastro grigio si salda alla parete giallastra. Terrazzo con cordone in clessidra. Un'oretta o poco meno dal rif. Paolina.
Relazione: via molto bella che risale la parete sfruttandone i punti deboli con ottima intuizione; fa impressione pensare al buon Angelo che la salì nel 1908! La roccia è tutto sommato buona tranne che nei primi tiri, sullo zoccolo, dove non c'è un vero percorso obbligato ed è necessario prestare un po' d'attenzione. La difficoltà della via non è elevata, ma le protezioni sono veramente ridotte all'osso; portare friend fino al BD3 (o anche BD4 se non amate particolarmente i camini...). Cinque ore circa.
1° tiro: salire le facili rocce tenendosi in prossimità della parete. 50m, II, III. Sosta su due chiodi e cordone.
2° tiro: risalire un vago diedrino appena a destra della sosta fino al chiodo con anello, oltre il quale si esce a sinistra e si raggiunge la sosta. 20m, IV, III; un chiodo con anello. Sosta su due chiodi con cordone e maglia-rapida.
3° tiro: a sinistra della sosta a rimontare facili rocce fino alla base di una specie di canale alla cui destra si trova la sosta. 20m, III, III+. Sosta su cordone su spuntone con maglia-rapida.
4° tiro: salire il canale a sinistra della sosta, superare un risalto e raggiungere un ripiano dove si sosta sotto un diedro giallo. 60m, III, IV. Sosta su cordoni su spuntone. Prima dell'ultimo salto, sulla destra, c'è un chiodo su cui si può sostare se le corde fanno troppo attrito.
5° tiro: comincia il bello! Salire la fessura tra giallo e nero finché questa si biforca; spostarsi lievemente a destra e proseguire lungo la fessura di destra fino a giungere in cima al pilastrino. 45m, IV+, V-, IV+; un chiodo. Sostare su spuntone ignorando la sosta a chiodi più a sinistra.
6° tiro: salire la fessura giallastra sulla parete di sinistra, facendo attenzione ad una lama instabile presso il suo inizio. 20m, V-; due chiodi, un cordino in clessidra. Sosta su tre chiodi.
7° tiro: salire il camino finché questo non diviene diedro e la roccia un po' lichenosa. Lì uscire verso sinistra e raggiungere la sosta. 30m, V, due chiodi. Sosta su due chiodi con cordone.
8° tiro: salire brevemente il camino, uscendone a destra per proseguire in verticale sino a che è possibile traversare verso destra lungo una placca. Ci si sposta lungo un'esile cengia in bella esposizione, si supera uno spuntone con cordone e si sosta poco dopo alla base di un diedro. 30m, tre chiodi, un cordone su spuntone. Sosta da attrezzare su spuntone.
9° tiro: salire il diedro-canale e spostarsi a destra, con vista sui chiodi della variante Eisenstecken. Proseguire in obliquo fino ad un umido camino. 30m, III, IV. Sosta su due chiodi.
10° tiro: salire il camino che inizia con delle lame, portandosi poi nel fondo per riemergerne a superare un masso incastrato. Proseguire superando un secondo masso incastrato tenendosi sulla sinistra e continuare fino alla forcella. 45m, IV, IV+ (forse passo di V-), III. Sosta da attrezzare su spuntone.
11° tiro: uscire a sinistra sulla cresta. 15m, III+. Sosta da attrezzare su spuntone.
Discesa: proseguire in orizzontale fino ad incrociare il sentiero di salita alla Roda di Vael. Seguirlo verso destra (discesa), tenendo la sinistra (discesa) ad un bivio successivo, evitando così di prendere la via ferrata. Scesi lungo il canalone conviene prendere una traccia sulla destra, così da non scendere fino al sentiero sottostante per dover poi risalire un poco. Seguire la traccia fino al rif. Roda di Vael da cui si segue il segnavia 549 fino al rif. Paolina e da qui al punto di partenza.

venerdì 15 luglio 2016

Super barbiere

Sul 1° tiro.
Teo sul 2° tiro.
Sul 3° tiro.
Teo sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Teo sul 6° tiro.
Terzo apostolo (Gruppo del Sengio Alto) - Piccole Dolomiti
Parete E


Quando tra gli apritori di questa via ho scorto il nome "G. Pieropan" ho pensato subito a Gianni Pieropan, noto storico di cui avevo letto il bel libro sulla Storia della Grande Guerra sul fronte italiano e autore della guida CAI-TCI delle Piccole Dolomiti, ma poi ho capito che qualcosa non andava: piuttosto complicato per lui, morto nel 2000, aprire una via nel 2003! Ma ormai la decisione era presa, la zona prometteva di risparmiarci anche stavolta l'incontro con l'acquazzone itinerante, e Diego ci aveva raccomandato la via. Non senza ragione, poiché vi sono dei tiri molto belli. Peccato solo che tra questi se ne annidino altri piuttosto terrosi o, nel nostro caso, fangosi, che hanno compromesso il piacere della salita. La via è comunque raccomandabile con condizioni asciutte... non ultimo per il piatto di gnocchi con la fioretta che ci siamo scofanati a Recoaro, prima di rientrare verso casa... ma questa è un'altra storia, da raccontare altrove!
Accesso: dal passo di Campogrosso si segue la strada del re superando il Baffelan e raggiungendo l'inizio del Sentiero Peruffo Bruno (indicazione), che si imbocca verso sinistra. Poco dopo, all'altezza di un ghiaione che scende dall'evidente parete, si abbandona il sentiero e si sale verso la parete stessa, portandosi sotto un pilastro sulla sinistra. Scritta poco leggibile alla base. Mezz'oretta o poco meno.
Relazione: via che alterna tiri molto belli con altri di ravanata pura su terra ed erba, da evitare con parete bagnata se non si vuole finire con le scarpette infangate. Protezioni ottime e percorso sempre ovvio. Contare tre ore circa.
1° tiro: salire la parete e spostarsi lievemente verso sinistra, per traversare verso destra e rimontare un breve saltino per proseguire fino alla sosta. 40m, 5c (un passo); nove fix, due chiodi. Sosta su due fix.
2° tiro: spostarsi a sinistra fino ad un terrazzo erboso e risalire la placca presso il suo bordo destro. Proseguire poi per facili rocce fino alla sosta sulla sinistra. 25m, 4a; cinque fix. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida. È anche possibile salire direttamente sopra la sosta e traversare poi a sinistra.
3° tiro: A destra della sosta a rimontare un muretto che porta ad un piccolo tetto. Si esce sulla destra con un passo delicato in placca e si prosegue sempre su placca fino alla sosta. 25m, 6a+ (un passo); dodici fix. Sosta su fix e golfaro. Tiro molto bello.
4° tiro: altro tiro un po' ravanoso. Si sale la paretina alla sinistra della sosta e ci si sposta verso destra su zolle friabili, per proseguire poi sino alla sosta. 25m, 4a; sette fix. Sosta su due fix.
5° tiro: salire lungo il canale fino a raggiungere il golfaro, uscendo su un ripiano. Qui tenere la destra, ravanando fino alla sosta. 50m, 3a; tre fix, un golfaro. Sosta su due fix con vecchio cordone.
6° tiro: dirigersi verso l'evidente camino a destra della sosta e risalirlo fino ad un ripiano dove si trova la sosta sulla destra. 30m, 4a, un cordone, due chiodi, un fix. Sosta su due fix + cordone.
7° tiro: spostarsi verso destra per una decina di metri, percorrendo la cengia fino alla sosta. 10m, 3a, un fix. Sosta su due fix.
8° tiro: salire sul filo dello spigolo con arrampicata esposta e divertente fino a litigare con i mughi sommitali che circondano la cima. 40m, 4c, sette fix + una sosta intermedia. Sosta su un grosso masso con fix, golfaro e cordone.
Discesa: si sale per pochi metri fino alla sommità e si scende dal lato opposto, seguendo una traccia che fa risalire poi a sinistra verso il sentiero di arroccamento, realizzato esattamente un secolo fa. Lo si segue verso sinistra fino al passo del Baffelan dove si scende (sinistra, indicazioni) fino a raggiungere il muro di contenimento che si supera grazie ai pioli e alle catene presenti sul suo lato destro. Indi verso destra fino a ricongiungersi col percorso di andata (un'ora circa).

mercoledì 6 luglio 2016

Qualità, convenienza e cortesia + zio Tibia + Spigolo della cascata

Teo sul primo tiro di Qualità, convenienza e cortesia.
Sul bellissimo 2° tiro.
Teo sul 2° tiro di Zio Tibia.
Anita sul 1° tiro dello Spigolo.
Fabrizio sul 2° tiro dello Spigolo.
Tracciato dello Spigolo della cascata. Grazie a
Fabrizio per la fotografia della parete.
Monte Turgion - Lagorai e Cima d'Asta
Parete O


Venire fino in Trentino per salire su granito avendolo quasi alle porte di casa può sembrare un po' strano, ma questo posto è decisamente interessante. Alla nostra prima visita, marcati strettamente dal maltempo, ci indirizziamo sulle vie più facili, dalla ritirata sicura e veloce in caso di diluvio, diluvio che arriverà a piena potenza quando noi saremo incolumi a sorseggiare una radler insieme a Fabrizio, infaticabile apritore di molte vie su questa parete. Le altre vie, quelle più impegnative, dovranno aspettare un tempo migliore!
Accesso (Qualità, convenienza e cortesia): dalla Valsugana o dalla Val Brenta si prende la valle di Primiero per svoltare in Val dei Vanoi, seguendo le indicazioni per Caoria. Subito dopo Canal San Bovo si tiene la destra ad un bivio (sempre indic. per Caoria) e da qui si continua per circa un km e mezzo, fino ad un piccolo spazio per parcheggiare sulla destra in corrispondenza dell'inizio di una struttura di protezione massi. Dal parcheggio si sale lungo il sentiero tenendo a destra al primo bivio (indicazione Salina) e a sinistra al successivo. Si superano gli spit di due vie e un piccolo cartello indicatore in legno e, poco dopo, si vede sulla destra la scritta con il nome ed un bollo rosso.
Relazione: via tranquilla e piacevole, con un secondo tiro molto bello. Chiodatura da falesia; portare solo rinvii. La roccia è un po' muschiosa sul primo tiro, poi si pulisce appena si sale sopra il livello degli alberi. Tutte le soste sono su due fix con anelli. Qualche cordone in corrispondenza di alcuni fix aiuta lo scorrimento della corda.
1° tiro: salire il diedrino e la placchetta fino ad arrivare ad una (possibile) sosta; proseguire verso destra per gradoni fino alla sosta. 45m, 5a, dodici fix + una sosta intermedia.
2° tiro: a destra della sosta a risalire la parete lavorata, riportandosi poi verso la sosta a sinistra. 25m, 5b, dieci fix. Tiro molto bello.
3° tiro: salire dritti puntando ad un diedrino che si risale fino alla sosta (ignorare un fix in alto sulla destra che rappresenta probabilmente una vecchia uscita). 15m, 4c, cinque fix.
Discesa: con due calate in corda doppia.
Accesso (zio Tibia): come il precedente. Giunti all'attacco di Qualità, convenienza e cortesia, si continua brevemente lungo il sentiero fino all'evidente scritta con nome.
Relazione: via di carattere simile alla precedente, ma che si svolge su placche.
1° tiro: salire la placca fino alla sosta. 20m, 5b, dieci fix.
2° tiro: ancora dritti lungo la placca. 20m, 5b, sette fix.
3° tiro: a destra della sosta a risalire la placca spostandosi verso sinistra, poi ancora a destra ad una cengia che si percorre verso sinistra per proseguire lungo la placca. 20m, passo iniziale di 6a, dodici fix. Tiro tortuoso; allungare i rinvii e/o saltarne eventualmente qualcuno, sfalsare le corde.
Discesa: con due calate in corda doppia.
Accesso (Spigolo della cascata): come per la prima via fino al secondo bivio, dove si prosegue verso destra, si supera la falesia e si prosegue fino ad un albero con un segno rosso (ignorare la traccia con indicazione per la via panoramica). Lì si sale verso sinistra fino ad un pilastro (scritta pilastro bizeta), si continua verso sinistra fino alla parete e si segue un'esile cengia per qualche metro fino ad una pianta con cordone. Scritta alla base.
Relazione: via divertente e assai tranquilla che risale lo spigolo. Chiodatura e caratteristiche simili alle altre.
1° tiro: salire il canale erboso sulla destra ed uscirne per lo spigolino sul lato destro, proseguendo fino alla sosta posta poco dopo. 20m, 3c, otto fix.
2° tiro: spostarsi a destra della sosta per risalire lo spigolo fino ad un terrazzo. 20m, passo di 5a, sette fix.
3° tiro: risalire un muretto alla sinistra della sosta. 15m, 4c, sette fix.
4° tiro: salire a destra a prendere una lama che si segue verso sinistra per salire fino alla sosta. 25m, 4c, sette fix.
5° tiro: per facili rocce fino alla fine della via. 25m, 4a, Cinque fix.
Discesa: in corda doppia lungo la via. Raggiunta la terza sosta (con una o due calate) ci si cala direttamente nel canalone e si raggiunge la base della via (sosta intermedia se si vuole spezzare la calata).

lunedì 4 luglio 2016

The sense of style

di Steven Pinker
Viking Penguin, New York, 2014

Style, not least, adds beauty to the world. To a literate reader, a crisp sentence, an arresting metaphor, a witty aside, an elegant turn of phrase are among life's greatest pleasures. And as we shall see [...], this thoroughly impractical virtue of good writing is where the practical effort of mastering good writing must begin.
Tra i tanti podcast della BBC che ormai ascolto regolarmente ce n'è uno a cui sono parecchio affezionato e che tratta del linguaggio e delle sue sfumature. Lì sentii citare questo libro di Pinker, in una puntata sull'eterna disputa tra prescrittivisti e descrittivisti, e mi sono affrettato ad acquistarlo. Ambizioso scopo dell'autore, come spiegato nella bella introduzione, è di presentare un manuale di stile di scrittura "aggiornato" e basato su motivazioni razionali, piuttosto che su regole ferree da osservare sempre e comunque, un manuale "designed for people who know how to write and want to write better" e anche per "readers who seek no help in writing but are interested in letters and literature and curious about the ways in which the sciences of mind can illuminate how language works at its best". Pinker si focalizza sulla saggistica, e considerato che da anni scrivo articoli scientifici in inglese e che ora mi tocca declamare le lezioni in lingua d'Albione, il libro casca, come si suol dire, a fagiolo.
I primi capitoli non si fanno particolarmente notare e sono dedicati all'analisi delle caratteristiche che rendono uno scritto particolarmente riuscito o il suo opposto. Perché scrivere saggistica con queste caratteristiche è così difficile? Pinker ne identifica la causa nella difficoltà che sperimenta chi conosce qualcosa quando deve mettersi nei panni di chi tale conoscenza non ha. Lui la chiama "the curse of knowledge", la maledizione della conoscenza, e non ha tutti i torti: vi è mai capitato (prima che tutti girassimo con i cellulari) di chiedere informazioni su una direzione e di sentirvi dare indicazioni incomprensibili, che pure erano ovvie per chi vi rispondeva? Numerosi esempi (non tutti riuscitissimi) aiutano a dipanare la matassa.
Siamo così giunti al Cap. 4, e qui le cose iniziano a farsi interessanti. Con l'aiuto di diagrammi sintattici, Pinker analizza la struttura della frase, che decompone dal punto di vista logico, evidenziando i casi di ambiguità semantica e lessicale (come gli spassosissimi annunci This week's youth discussion will be on teen suicide in the church basement o I enthusiastically recommend this candidate with no qualifications whatsoever) fino ai più complicati e famosi "garden path" come Fat peole eat accumulates, The prime number few o, per restare in tema, Have the students who failed the exam take the supplementary. Dalla frase al discorso il passo è breve, ma il problema della coerenza permane, e anche qui spuntano degli esempi reali che mi hanno fatto rotolare dalle risate, come: The sermon this morning: "Jesus walks on the water". The sermon tonight will be: "Searching for Jesus". Il libro procede però seriamente, estendendo la struttura ad albero ed analizzando i vari approcci alla costruzione del discorso. Anche qui, parecchi esempi e controesempi illustrano chiaramente come persino noti scrittori possano cadere nelle trappole dell'ambiguità.
Siamo così alla parte finale, quella più gustosa, che riguarda le regole grammaticali controverse. La questione è spinosa, è Pinker lo sa bene: come si concilia la convinzione che alcuni usi della lingua siano (o ci appaiano) sbagliati con l'assenza di ogni autorità al riguardo o, se vogliamo, col fatto che la lingua alla fin fine è quella parlata dalla gente e non quella scritta nei manuali? La risposta di Pinker è (semplifico molto) che le regole sono convenzioni che la comunità riconosce e che possono mutare, e che ci sono diverse regole in relazione alle diverse comunità (giornalistiche, letterarie, accademiche,...). Alcune regole, quindi, possono essere più o meno tranquillamente ignorate, tra le quali ci si può divertire con split infinitives, dangling modifiers, possessive antecedents e fused participles. Ora, io sono l'ultimo che può intervenire su queste faccende, e tutto sommato l'argomentazione di Pinker ha una sua logica, ma se faccio un paragone con la lingua italiana non posso fare a meno di provare un po' di disagio. Prendiamo il congiuntivo e la sua più o meno prossima sparizione: ce ne dobbiamo preoccupare? Una risposta che mi dice che detto congiuntivo si deve usare nei registri formali e si può ignorare in quelli più comuni non mi soddisfa troppo (anche se ne colgo la logica)! Altre argomentazioni di Pinker sono basate sulla logica, ma qua e là fanno capolino criteri estetici, di eleganza, a volte basati sul parere di usage panels, a volte in contrasto... ma non importa. Dal mio punto di vista, il pregio maggiore del libro – che è scritto in ottimo inglese e si legge con vero piacere – non è tanto nella maggiore o minore coerenza interna o adesione alla filosofia dell'autore, quanto nella possibilità che fornisce di riflettere sull'organizzazione della struttura di un discorso e di ripassare o imparare ex novo alcune regole della lingua inglese... forse non proprio lo scopo che l'autore si prefigge, ma non del tutto da trascurare, direi. Infine, si possono trovare ottime scuse quando si commettono più o meno numerose sviste!