domenica 24 settembre 2017

La sorella

Fabio sul 1° tiro.
Fabio e Alberto sul 3° tiro.
Alberto all'uscita del 4° tiro.
Foto di vetta.
Tracciato della via.
Angolo delle streghe (Cima Tosa) - Brenta
Parete S


Quando vedo saltar via la presa che avevo nella mano sinistra la fisso con incredulità, come un'amica che avesse tradito la mia fiducia. È solo un attimo, prima di guardare dove sto cadendo, prima che l'ottimo chiodo regga e tutto si risolva con un po' di spavento e qualche graffio. Sotto, parecchio sotto, un chiodo assai precario e gli amici in sosta, preoccupati. Ma era il giorno del mio compleanno e giustamente non poteva succedermi niente: motivo in più per festeggiare degnamente una volta rientrati al rifugio, con un brunello ed un barolo portati appositamente per l'occasione. Forse non so scegliere le prese, ma le bottiglie sì!
Accesso: raggiungere il paese di S. Lorenzo d'Orsino (TN) e seguire le indicazioni per la val d'Ambiez, infilandosi nella strada che penetra nella valle. La strada termina in corrispondenza del Ristoro Dolomiti di Brenta, dove si parcheggia. Qui conviene prendere la jeep per il rifugio Cacciatore (prenotate in anticipo! Info reperibili sul sito del Rifugio Agostini), da dove si prosegue per il sentiero 325 fino al rifugio Agostini (fin qui poco meno di un paio d'ore dal parcheggio). Dal rifugio si continua lungo il segnavia 358 che risale la valle d'Ambiez, ignorando la deviazione per la ferrata Castiglioni e raggiungendo le corde fisse che portano alla cengia basale della Cima d'Ambiez. La si segue verso destra raggiungendo la vedretta d'Ambiez, che si taglia in obliquo verso destra fino a portarsi sotto lo spigolo della parete.
Relazione: via piacevole soprattutto nella prima parte, mentre i due tiri finali si svolgono su roccia non proprio ottima e richiedono attenzione. Le difficoltà non sono elevate e la chiodatura è discreta; portare friend medi per integrare. C'è sempre un fix alle soste per la calata; noi abbiamo recuperato uno spezzone di corda abbandonato all'inizio del quarto tiro e lo abbiamo usato per rinforzare il collegamento tra fix e chiodi alle prime soste. Non si sa mai...
1° tiro: si sale per rocce rotte a destra dello spigolo e si prosegue per una placchetta nerastra e per una vaga fessura superficiale giungendo alla larga cengia. Qui ci si sposta a sinistra raggiungendo la sosta. 55m, III+, IV+; un cordino in clessidra. Sosta su un fix e un chiodo con cordone e maglia-rapida. Un secondo chiodo è uscito solo a guardarlo; se qualcuno vuole portare un martello per ribatterlo...
2° tiro: a destra per salire qualche metro su rocce rotte fino ad un cordino bianco; da lì si sale in verticale uscendo per un corto diedro verso la sosta posta in una nicchia sul filo dello spigolo. 40m, IV, IV+; due cordini in clessidra, un chiodo. Sosta su un fix e un chiodo con cordone e maglia-rapida.
3° tiro: si sale dritti sopra la sosta per poi spostarsi verso destra su divertente placca ed uscire su una cengia. Si risale un diedrino sulla destra fino alla sosta. 30m, IV; una fettuccia e un cordone in clessidra, un chiodo. Sosta su un fix e un chiodo con cordone e maglia-rapida.
4° tiro: si sale la placca (più facile sulla destra) con rocce all'inizio un po' friabili fino ad una cengia. Si supera il muretto (passo un po' lungo per agguantare una buona presa) e si prosegue nel vago diedro fino alla sosta. 40m, IV, V, IV; quattro chiodi. Sosta su un fix con maglia-rapida e un chiodo.
5° tiro: si sale verso destra su rocce via via più facili (e friabili) fino alla sosta posta poco sotto la sommità. 30m, IV, III. Sosta su un fix, due chiodi, cordini e maglia-rapida.
Discesa: in corda doppia sulla via. È possibile saltare la sosta del 4° tiro, ma io consiglierei di farla per limitare possibili problemi di incastro corda (lo spezzone di corda trovato sopra la terza sosta dimostra che è meglio fare attenzione).

mercoledì 20 settembre 2017

Diedro Armani

Sul 1° tiro.
Alberto sul 2° tiro.
Fabio sul 4° tiro.
Fabio sul 6° tiro.
Alberto sul 9° tiro.
Tracciato della via.
Torre d'Ambiez - Brenta
Parete E


– Oh, ma qui dice "diedro"... vedo solo rocce rotte...
– Boh, con 'sta nebbia non si vede un c***o... salgo ancora un po'... sono arrivato in cima...
– Ma abbiam fatto quattro tiri invece di nove...
– (imprecazioni varie ed irriferibili)...
Dopo essere scesi e tornati alla base, salendo verso l'attacco del "vero" diedro Armani, mi chiedo quali siano le probabilità di sbagliare via e di imboccarne una che abbia la relazione dei primi due tiri sovrapponibili a quella desiderata (relazione che peraltro abbiamo letto un po' ad minchiam come al solito)! Ormai è un po' tardi, la partenza antelucana si fa sentire: torniamo al rifugio colle orecchie basse e la sensazione di essere un po' minchioni. Il giorno dopo, per fortuna, tutto gira alla perfezione ed il diedro ci regala una splendida giornata in arrampicata sopra un mare di nebbia.
Accesso: raggiungere il paese di S. Lorenzo d'Orsino (TN) e seguire le indicazioni per la val d'Ambiez, infilandosi nella strada che penetra nella valle. La strada termina in corrispondenza del Ristoro Dolomiti di Brenta, dove si parcheggia. Qui conviene prendere la jeep per il rifugio Cacciatore (prenotate in anticipo! Info reperibili sul sito del Rifugio Agostini), da dove si prosegue per il sentiero 325 fino al rifugio Agostini (fin qui poco meno di un paio d'ore dal parcheggio). Dal rifugio si continua lungo il segnavia 358 che risale la valle d'Ambiez, ignorando la deviazione per la ferrata Castiglioni e salendo fino all'altezza di un enorme masso franato. Si sale ora sulla sinistra, puntando allo spigolo della Torre. Chiodi visibili. 40' circa dal rifugio.
Relazione: via molto bella che risale l'evidente diedro della Torre d'Ambiez. Arrampicata mai difficile e su roccia ottima. Veramente da non perdere! Utili friend piccoli e medi per integrare le protezioni.
1° tiro: salire per pochi metri appena a destra dello spigolo, traversare a destra e salire ad una cornice. Salire ancora sul suo lato sinistro e continuare a destra fino al camino, che si risale giungendo alla sosta. 30m, IV+, IV; quattro chiodi (più uno inutile sotto il terzo), uno spit. Sosta su due fix con anelli di calata.
2° tiro: a destra della sosta a risalire una placca (passo iniziale esposto) per proseguire su facile rampa fin sotto una grossa lama gialla. 30m, V (un passo), IV, III; due chiodi, un cordone in clessidra. Sosta su due spit con anelli di calata.
3° tiro: non salire ma traversare a destra, facendo attenzione ad un grosso blocco giallastro posto appena sopra. Giunti in un facile camino, lo si risale uscendo a destra. 20m, III+. Sosta su un fix con anello e due chiodi.
4° tiro: a sinistra della sosta a salire una placca nerastra. Si prosegue per diedro fino al terrazzo di sosta. 20m V-, IV+; un chiodo, un friend incastrato. Sosta su due fix (due chiodi vicini).
5° tiro: salire il camino, con passo iniziale non banale, proseguendo nel diedro e tenendo la sinistra. Usciti sulla larga cengia, spostarsi a destra fino alla sosta sotto il diedro. 35m, V-, IV+, III; un chiodo, una sosta intermedia con cordoni in clessidra e maglia-rapida. Sosta su cordoni in clessidra con anello di calata.
6° tiro: salire il bellissimo diedro fino alla sosta sulla sinistra. 40m, IV, IV+; un chiodo, un cordone incastrato. Sosta su due fix.
7° tiro: ancora per il diedro fino alla base di un camino. 25m, IV+; un chiodo. Sosta a sinistra su due chiodi e maglia-rapida.
8° tiro: salire il pilastrino sopra la sosta, traversare a destra verso il camino e raggiungere la sosta per rocce delicate (in alternativa, portarsi nel camino). 30m, IV+, III; un chiodo. Sosta su due fix.
9° tiro: salire sul muretto a destra e proseguire lungo il diedro fino alla facile cresta che porta ad una selletta e alla sosta. 25m, IV+, III. Sosta su cordoni in clessidra e chiodo con maglia-rapida. Da qui si può salire una decina di metri circa (III) giungendo sulla vetta vera e propria.
Discesa: si può scendere lungo la via di salita o sulla vicina via Anna. Noi ci siamo invece calati dalla sosta del 9° tiro direttamente in direzione S fino alla grande cengia. Qui si scende brevemente per roccette e si tiene la destra (viso a valle) fino ad incontrare degli ometti che indicano il percorso di discesa, sempre verso destra (passi di II+). Si segue ora il sentiero verso sinistra, tenendo a sinistra ad un bivio e ritornando alla deviazione per la ferrata Castiglioni superata all'andata, da cui si scende facilmente al rifugio Agostini.

mercoledì 13 settembre 2017

Sueur de Boucs

Fabio sul 1° tiro.
e sul 4° tiro.
sul 5° tiro...
e sull'8°.
Tracciato della via.
Palavar - Valle di Ailefroide
Parete S


Dalla cima della Fissure non si può non notare la placconata che marca la parete di fronte. E due giorni dopo, infatti, siamo tornati a dargli un'occhiata più da vicino... in compagnia di un caldo infernale e di numerose cordate. Primo tiro molto bello; il resto un po' meno, ma pur sempre meritevole di una visita se cercare una scalata tranquilla.
Accesso: da Briançon prendere la D994T per la Vallouise e Ailefroide e seguirla fino ad Ailefroide. Contornare il parcheggio sulla sinistra e proseguire lungo la strada fino ad uno spazio per parcheggiare. Seguire la mulattiera fino ad una deviazione sulla destra marcata da un ometto, appena dopo un'evidente striscia bianca e rossa sul tronco di un abete. Il sentiero porta alla base della parete, dove si supera l'attacco dello spigolo (Palavar-les-flots) e si raggiunge la linea di spit successiva, in corrispondenza di uno spigolino e una bella placca sulla sinistra.
Relazione: via piacevole in placca con qualche muretto, ben protetta e mai difficile. Per questo è abbastanza frequentata, anche se non come la sua sorella sulla destra; arrivate presto nel fine-settimana. Da evitare nelle giornate estive di sole.
1° tiro: rimontare il pilastrino, spostarsi a sinistra e salire per una bella placca (passo-chiave della via) che piega ad arco verso destra. Un paio di muretti portano alla sosta. Tiro molto bello. 45m, 6a; dodici fix. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.
2° tiro: a sinistra e poi dritto in placca con qualche saltino fino alla sosta. 35m, 5b; nove fix. Sosta su due fix.
3° tiro: A sinistra a raggiungere una sosta (di calata) dopo circa 10m. Si prosegue per rocce un po' polverose, si risale una placchetta e si giunge alla sosta sulla sinistra.  45m, 5b; nove fix. Sosta su due fix con cordone.
4° tiro: a sinistra a risalire una fessura per poi proseguire brevemente lungo lo spigolo e successivamente per rocce un po' rotte. 55m, 5b (forse un passo di 5c); dieci fix. Sosta su due fix con cordone.
5° tiro: dritto sopra la sosta e poi a sinistra su rocce rotte. 45m, 4c; dieci fix. Sosta su due fix con cordone.
6° tiro: ancora lungo la placca tenendo la sinistra. Vicino alla partenza si nota una sosta di calata. 40m, 4c; nove fix. Sosta su due fix con cordone.
7° tiro: dritti per placca e per breve muretto. 50m, 4c; dieci fix. Sosta su due fix con cordone.
8° tiro: a sinistra su bella lama gradinata ad aggirare uno spigolino e raggiungere la sosta per rocce erbose. 30m, 5a; otto fix. Sosta su due fix.
9° tiro: a sinistra della sosta a risalire un diedrino per continuare in placca verso sinistra. 30m, 5a; sette fix. Sosta su due fix con cordone ed anello di calata.
Discesa: in doppia dalla via. La prima calata è dritta sotto la sosta (non saltarla!), poi a destra (faccia a monte) giungendo vicino alla partenza del 6° tiro. Le successive calate ripercorrono la via per poi scendere direttamente alla base della parete.

lunedì 4 settembre 2017

Fissure d'Ailefroide

Manu all'uscita della fessura del 2° tiro.
Fabio e Manu sul 3° tiro.
Fabio sul 4° tiro.
Fabio sul 5° tiro.
Manu sul 6° tiro.
Fabio sull'ottavo tiro.
Tracciato della via.
Parete della Fessura d'Ailefroide - Valle di Ailefroide
Parete N


Briançon, due anni dopo, alla scoperta delle falesie! Ma i pur bellissimi tiri di Mont Dauphin e del Rif d'Oriol non possono allontanarmi del tutto dalle vie di Ailefroide. E cosa meglio della prima via aperta ad Ailefroide, opera (pare...) di Lionel Terray? La via merita certamente la sua fama ed una visita, anche perché è molto meno ripetuta delle adiacenti vie sportive: da non perdere!
Accesso: da Briançon prendere la D994T per la Vallouise e Ailefroide e seguirla fino al campeggio di Ailefroide. Poco dopo c'è un cartello pubblicitario sulla destra ("Les Clouzis") in corrispondenza di un sentiero che si stacca sulla sinistra. Parcheggiare e prendere detto sentiero, seguirlo verso sinistra costeggiando un ruscello fino ad un bivio verso destra che porta ad un ponte su un torrente (qui si può giungere anche direttamente dall'ingresso del campeggio). Al di là del ponte, prendere la traccia sulla destra che attraversa i prati e si avvicina alla parete. Raggiunto un enorme ometto in pietra si punta verso la parete, trovandosi all'attacco della via. Solita bandiera francese presente.
Relazione: via molto bella che risale l'evidente fessura con arrampicata in camino e diedro, mai difficile a dispetto di quello che sembra dal basso. Soste attrezzate e qualche spit/fix sui tiri; portare friend piccoli e medi per integrare. Roccia ottima.
1° tiro: salire il diedrino erboso puntando all'albero e proseguire per il camino fino ad uscire sul terrazzo di sosta a sinistra. 45m, III+, IV+; un cordone su albero, uno spit. Sosta su cordoni su spuntone.
2° tiro: rientrare nel camino e risalirlo, uscendone traversando verso destra (stretto: attenzione allo zaino!). Proseguire lungo la placca fino alla sosta sulla sinistra. 30m, IV+, V; uno spit, un fix, cordoni su masso incastrato. Sosta su un fix con maglia-rapida e uno spit.
3° tiro: proseguire lungo il canale-camino che diviene poi fessura fino ad un largo terrazzo. Attraversare verso destra, superare un saltino e raggiungere la sosta. 40m, III, IV, IV+; un chiodo, uno spit, un cordone su masso incastrato. Sosta su due due spit e maglia-rapida.
4° tiro: è possibile rientrare e salire il camino. Io sono invece rimasto sulla parete (invero un po' muschiosa) sopra la sosta, per poi spostarmi in traverso a sinistra e rientrare nel camino. Superato un masso incastrato si giunge in sosta. 35m, V (o V+?), IV; un chiodo, un chiodo+spit ravvicinato, un fix. Sosta da allestire su spuntone.
5° tiro: uscire a destra sulla placca, salire una fessura e spostarsi sulla sinistra. 15m, V; due fix. Sosta su due fix con cordino.
6° tiro: risalire il canale-camino e uscirne sulla sinistra; superare uno spigolino e la placca sulla sinistra fino a giungere al terrazzo di sosta. 35m, III, IV, V (un passo); un chiodo. Sosta su due fix con cordone.
7° tiro: entrare nel camino, salire sul masso incastrato, proseguire a destra per una fessura ed uscire ancora a destra verso la sosta con passo esposto. 30m, IV, V, V+ (un passo); un chiodo, un cordone su masso incastrato. Sosta su uno spit. Il tiro originale prosegue ancora qualche metro e fa sosta sotto il pilastrino (controllate l'attrito della corda).
8° tiro: Noi abbiamo deciso di uscire percorrendo gli ultimi due tiri di una via sportiva anziché proseguire per il camino. Risalire quindi la placchetta e prendere il diedro obliquo verso destra. Un passo non banale porta alla sosta. 25m, 6a (un passo); due chiodi, cinque fix. Sosta su due fix. Se esce il sasso incastrato (mobile) del passo-chiave, bisognerà rigradare il tiro...
9° tiro: salire dritti ed uscire a sinistra su placca prima di raggiungere l'albero. Spostarsi leggermente a sinistra e salire la placca. 25m, 4a, due fix. Sosta su due fix con cordone. Probabilmente il fix sulla placca appartiene ad un'altra via...
Discesa: seguire la traccia verso sinistra (rispetto alla direzione di salita) e prenderne poco dopo una che sale a destra fino ad incrociare una terza traccia più marcata verso sinistra che riporta alla base della parete (tratto attrezzato con corda fissa per traversare un canale).

martedì 29 agosto 2017

Francesca

Fabio sul 1° tiro.
Sempre lui sul 4° tiro.
Sul 5° tiro.
Tracciato della via.
Cima orientale dei Piazzotti - Alpi Orobie
Parete S


Accesso: da Bergamo per la Val Brembana, prendendo poi il ramo che porta ad Olmo al Brembo e da qui ad Averara e a Cusio. Da Cusio si prosegue per la strada del monte Avaro (pedaggio di 2€), parcheggiando in corrispondenza del sentiero n. 108, che si stacca a sinistra (indicazioni rif. Benigni). Si segue ora il bel sentiero che risale la valle, si congiunge con il tracciato proveniente da Valtorta e punta all'evidente parete della Cima Piazzotti. Un ultimo bivio porta sotto la parete (seguire sempre le indicazioni per il rifugio) e ad un sasso con scritta "Cusio", oltre il quale si sale brevemente per detriti all'imbocco di un canale. Fix di un'altra via a sinistra.
Relazione: via molto bella che risale la parete per diedri e fessure, con qualche placchetta. Chiodatura buona su un paio di tiri e da proteggere praticamente in toto sui rimanenti; portare friend piccoli e medi. Un friend grande potrebbe essere utile per il 6° tiro, ma il tratto interessato non è molto lungo e direi che alla fine non ne vale la pena. Roccia buona (tranne qualche tratto nel canale) e percorso sempre logico.
1° tiro: salire il canale (possibile trovare un po' d'acqua), superare un saltino e raggiungere la sosta. 40m, III+; un chiodo, un cordone in clessidre con maglia-rapida. Sosta su due chiodi e un fix con cordone, fettuccia e maglia-rapida (e un terzo chiodo sulla destra).
2° tiro: proseguire lungo il canale fino all'evidente sosta sulla destra. 30m, III+; un chiodo. Sosta su un chiodo ed un fix con cordone e maglia-rapida.
3° tiro: a sinistra a prendere una cornice. Un passo esposto porta alla sosta situata poco più in basso. 15m, V-; due fix, tre chiodi. Sosta su due chiodi e uno spit.
4° tiro: noi siamo saliti lungo una placca e poi a destra per un vago diedro-fessura erboso. 25m, 4c; cinque fix. Sosta da attrezzare su albero. La via originale probabilmente resta più a sinistra nella parte iniziale.
5° tiro: salire il bel diedro fessurato fino ad un terrazzino sulla sinistra. 35m, V, V+ (un passo), IV+; un chiodo. Sosta su tre chiodi.
6° tiro: spostarsi a destra e salire un diedro-camino aperto, superando uno strapiombino. Dal terrazzo soprastante si sale a sinistra per placca gradinata o fessura fino al terrazzo di sosta. 35m, V, V+ (un passo), IV+; un chiodo. Sosta su due chiodi con cordone.
7° tiro: salire la placca verso destra fino allo spigolo, indi proseguire per facili rocce fino alla cima. 45m, III+. Sosta su un fix.
Discesa: si segue una traccia per cresta che in breve porta al rifugio Benigni e al sentiero n.108 seguito all'andata.

domenica 6 agosto 2017

Etoile du Midi

Gianni sul 1° tiro.
Matteo sul 2° tiro.
Tracciato della via.
Live in Quincinetto dopo la salita...
Parete delle stelle
Parete S


Ad essere onesto, ciò che ricordo di più di questa arrampicata è... quello che è successo la sera! La canonica birra del dopo-scalata in un bar di Quincinetto si trasforma in una serata passata ad ascoltare un gruppo conosciuto al momento (repertorio rock anni '70), ascolto accompagnato da considerevole aumento del tasso alcoolico e culminato con il sottoscritto alla chitarra e Silvia alla voce in una cover della "povera" Patti Smith. A ben pensarci, non so bene se sono peggio come chitarrista o come alpinista-arrampicatore...
Accesso: dal casello autostradale di Quincinetto si torna indietro alla rotonda (non passare sotto il ponte come per andare alla falesia di Quincinetto) fino ad un bivio dove si seguono le indicazioni per Scalaro. La strada prende rapidamente quota, esce dal bosco e raggiunge infine un agriturismo oltre il quale si svolta a sinistra. Più avanti si tiene la destra ad un altro bivio (la strada divine sterrata ma facilmente percorribile) e si raggiunge un parcheggio sulla sinistra, nei pressi di un masso con la scritta Parej dle stelle. Si torna brevemente indietro e si segue il sentiero sulla sinistra (ometti e bolli) che porta alla base della parete. Ora a destra fino al pilastro che delimita la parete, raggiungendo il punto più basso, dove una scritta indica l'attacco.
Relazione: arrampicata piacevole su ottima roccia, mai difficile e sempre ottimamente protetta nei tratti più impegnativi, mentre i segmenti facili hanno protezioni più distanziate. Difficoltà omogenee, purtroppo rovinate da un passo decisamente duro sul 4° tiro che obbliga ad una vergognosa azzerata; peccato. Contare un paio d'orette.
1° tiro: dritti, poi brevemente a destra a superare un muretto verso sinistra che porta ad una placchetta prima della sosta. 30m, 5b; otto fix. Sosta su due fix con catena ed anello di calata.
2° tiro: salire tenendo la destra, superare una placchetta ed uscire alla sosta ancora a destra; 35m, 4a, cinque fix.
3° tiro: salire per placche tenendo la sinistra, superare un diedrino e per rocce più facili raggiungere la sosta. 40m, 5a; otto fix. Sosta su due fix.
4° tiro: salire il breve strapiombo, spostarsi a sinistra e proseguire su muretto fino ad una placca. Io mi sono fermato alla prima sosta che dovrebbe invece essere quella di Mondo difficile (la sosta corretta è visibile sulla destra). 20m, 5c (con un passo di A0/A1; va bene che la forma non è il massimo in questo periodo, ma secondo me è un buon 6b+/6c), nove fix. Sosta su due fix con catena ed anello di calata.
5° tiro: a destra della sosta a risalire un muretto fino alla sosta sulla destra. 20m, 5b, sei fix. Sosta su due fix con catena ed anelli di calata. Il tiro corre praticamente parallelo a Mondo difficile e credo di aver salito l'ultimo tiro di questa via. Sarebbe stato forse più logico lasciare l'uscita in comune piuttosto che chiodare due vie in mezzo metro di parete...
Discesa: in doppia dalla via con tre calate.

mercoledì 2 agosto 2017

Bergamo-Milano Lambrate: ritardi maggio-luglio 2017 (2608/10809)

Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02) nei
mesi da maggio a luglio 2015, 2016 e 2017.
Come sopra, ma per il treno 10809 (17:43).
Distribuzioni cumulative dei ritardi per il treno 2608 (8:02)
nei periodi gennaio-luglio 2015, 2016 e 2017.
Come sopra, ma per il 10809 (17:43).
Andamento mensile dei ritardi per il treno 2608.
Come sopra ma per il treno 10809.
Come gira la situazione dopo i nuovi orari ormai lo hanno capito tutti, tranne ovviamente chi a Trenord dovrebbe provvedervi, ma preferisce ignorare ritardi, guasti e persino i termini del contratto ben riportati sul sito che disciplinano le risposte ai reclami. In breve: treno 2608 che lentamente si avvia a diventare quasi "normale", 10809 sempre più inaccettabile e scandaloso. E come se non bastasse, col cambio di orario, i tempi di percorrenza di questo sfigatissimo treno sono pure aumentati di 2' grazie all'idea brillantissima di farlo fermare a Treviglio Ovest, dove scendono sì e no due persone! In compenso, la mattina è sparita una carrozza, trasformata in prima classe... ma a ben vedere questa fesseria è meno grave poiché tutti vi si siedono egualmente, consci della mancanza assoluta di controlli.
Ma veniamo ai numeri: nel trimestre estivo, da sempre uno dei peggiori tra cambi disgraziati di orario e caldo, il 2608 è puntuale un terzo delle volte e tocca il famigerato traguardo del 90% di volte entro un ritardo di 5'. I numeri sono migliori rispetto al 2016, ed è l'unico dato positivo. I corrispondenti valori per il 10809 scendono al 30% di puntualità (era circa il 50% nel 2016) ed a un 70% che arriva entro 5' (era l'80% nel 2016). Il 90% dei treni arriva a Bergamo entro ben 25', mentre l'unica nota positiva è il ritardo peggiore in assoluto, stavolta limitato a "soli" 33'.
I numeri complessivi da inizio anno sono ormai abbastanza assestati e si prestano ad analoghe considerazioni; potete verificare da voi gli andamenti nei grafici riportati.
Forse più interessante è spendere due parole sull'andazzo mensile dei ritardi, come riportato nelle ultime due figure, ed in particolare sugli ultimi quattro mesi: da aprile a luglio i due treni in questione stanno seguendo trend opposti: mentre il 2608 continua a migliorare, il 10809 peggiora sistematicamente ed il valor medio dei ritardi è in crescita costante (curva azzurra sull'ultimo grafico). In effetti, a ben guardare questa curva nel suo insieme si vede come dal 2015 al primo quadrimestre del 2016 le cose siano migliorate, mentre da allora in avanti ci sia stata un'inversione di tendenza con ritardi medi crescenti. C'è poco da stare allegri..

martedì 1 agosto 2017

Spigolo delle bregostane (o via Donatella)

Sul 1° tiro.
Sul 2° tiro.
Sul 4° tiro (la scaletta non è nostra!).
Sul 5° tiro.
Sull'8° tiro.
Tracciato della via.
Dociuril - Catinaccio
Spigolo SO


Le bregostane sono creature mitologiche fassane dedite al rapimento di fanciulli, e come tali non proprio simpatiche. Non è quindi chiaro se il nome della via sia un poco elegante riferimento a questa (da me sconosciuta) Donatella o se - le auguriamo - si tratti di pura coincidenza. In ogni caso, la via merita certamente una ripetizione: ottima roccia, bella esposizione e, se la cosa non vi dispiace, qualche fix alle soste e qua e là sui tiri.
Accesso: da Pera di Fassa si prende la strada che porta verso il rif. Gardeccia, si supera un paio di tornanti e si prosegue fino all'incrocio con la Strada de Cuch sulla destra, oltre il quale si trova un parcheggio con pochi posti-auto. Si segue la Strada (indicazioni per la Val Udai) infilandosi nei boschi e congiungendosi con il percorso che sale direttamente da Mazzin. Si attraversa un greto ed un torrente e si giunge all'indicazione 1720 Soscorza. Qui si sale a destra e, quando il sentiero spiana, lo si lascia per salire per traccia verso sinistra (ometto), risalendo il canale che porta allo spigolo. L'attacco è indicato da un fix. Un'ora e mezza circa.
Relazione: via molto bella che risale lo spigolo SO del Dociuril (in realtà tenendosi quasi sempre sulla parete di sinistra). La via ha un carattere intermedio tra il classico e lo sportivo, con soste attrezzate con ameno un fix e qualche fix sui tiri; necessario comunque dotarsi di protezioni veloci per integrare. La roccia è ottima e con qualche presa un poco unta, ma mai in maniera fastidiosa.
1° tiro: salire a sinistra dello spigolo, portarsi verso destra a superare un muretto e proseguire per una placchetta fino al terrazzo di sosta. 30m, IV, V; due fix, due chiodi, un cordone in clessidra. Sosta su un chiodo e un fix con cordone e maglia-rapida. Questo tiro è evitabile salendo per una variante di IV che parte una trentina di metri a sinistra.
2° tiro: salire a sinistra della sosta ad una cengia e seguirla brevemente a sinistra fino ad un diedro giallastro fessurato. Salirlo fino ad una seconda, stretta, cengia e proseguire per fessura o placca alla sua sinistra fino ad entrare nel largo camino dove si sosta. 30m, IV+, V (forse passo di V+), V-; due fix, due chiodi, un friend incastrato. Sosta su due fix con cordone.
3° tiro: salire il breve strapiombo che chiude il camino e proseguire lungo la fessura o la bella placca alla sua destra, uscendo su rocce facili. Aggirare a destra una paretina ed infilarsi in un canale obliquo verso sinistra che porta alla terrazza di sosta. 35m, V, V-, III; un fix. Sosta su un fix con maglia-rapida.
4° tiro: spostarsi a destra a salire un diedro giallastro un po' aggettante (roccia dall'aspetto un po' preoccupante) e proseguire tenendosi verso sinistra fino ad una cengia. Salire la bella placca grigia ed uscirne verso destra alla sosta. 35m, VI-, V, V-; tre fix, un chiodo (mobile), un cordone in clessidra. Sosta su un fix (e, se volete, una clessidrina sulla destra).
5° tiro: salire per facili rocce fin sotto ad una sporgenza che si supera sulla sinistra per poi rimontare una bella placca fino alla sosta. 40m, III, IV; un fix. Sosta su un fix e un cordone in clessidra.
6° tiro: a destra della sosta verso il filo dello spigolo a superare un muretto uscendo in cresta dove si sosta poco oltre. 20m, II, IV, II. Sosta su un fix e una grossa clessidra (libro di via).
7° tiro: salire a sinistra della sosta, poi brevemente dritto per traversare a destra con passo un po' delicato, uscendo poi in cresta. 25m, IV, V-, IV-; due fix, due chiodi vicini ai fix. Sosta su due fix.
8° tiro: raggiungere la parete e salire un diedro giallastro, per spostarsi a destra a salire una placca grigia fino ad uscire alla sosta. 30m, IV+, IV-, I; due fix, un chiodo con anello, un cordone in clessidra. Sosta su due fix e cordone.
Discesa: seguire la traccia in lieve discesa e poi in salita con facili passi di arrampicata fino ai prati sommitali (tenete il casco se non volete fare come me, che ho preso una testata fenomenale contro una roccia sporgente, irrorando di sangue capelli, fazzoletto e quant'altro!). Poco prima della vetta, traversare un canale a destra sotto delle rocce nere, scendendo e risalendo dalla parte opposta (ovviamente, si può salire in vetta e ridiscendere se il canale non vi ispira fiducia...). Scendere ora lungo i prati sulla sinistra (versante E) fino a dei fienili, oltre cui si tiene la destra fino ad un altro fienile. Seguire la traccia alla sua sinistra che aggira la parete e riporta al bivio con ometto.

lunedì 24 luglio 2017

Dla condles

Teo sul 2° tiro.
Sempre lui sul 7° tiro.
E qui sul 9° tiro,
Tracciato della via.
Avancorpo dello spigolo del Sassolungo
Parete E


Domanda: se volete fare una via ad una delle torri del Sella e trovate tutto bagnato, se le previsioni dicono che nel pomeriggio torneranno i temporali, che fate? Noi abbiamo guardato di fronte, al Sassolungo illuminato dal sole e completamente asciutto, e abbiamo pescato la via più vicina. Nelle successive tre orette e mezzo ci siamo chiesti alcune volte se la scelta fosse stata saggia, più o meno in corrispondenza dei tratti con roccia meno solida... poi quando si giunge all'auto e poco dopo si vede scatenarsi il temporale, un'infantile ed incontrollabile allegria ha la meglio su tutto!
Accesso: da passo Sella scendere brevemente verso la val Gardena fino a raggiungere la partenza della funivia per il rifugio Demetz. Seguire il sentiero 525 per la forcella del Sassolungo fino ad un enorme masso con una targa. Superarlo e salire ancora brevemente, poi spostarsi a destra e risalire il ghiaione fino alla base dello spigolo. L'attacco è nel punto più basso della parete, poco a sinistra di uno strapiombo a forma di naso.
Relazione: via che sale per placche e camini intervallati da cenge, con percorso logico ed evidente dal basso. Difficoltà mai elevate, ma roccia da verificare e non sempre facile da proteggere; portare friend medi. Buona per una salita veloce quando il tempo è incerto. In via si trovano vecchi chiodi dei primi (sconosciuti) salitori e del materiale più recente.
1° tiro: salire lungo la parete tenendosi dapprima lievemente a sinistra per poi spostarsi verso destra, puntando alla destra dell'evidente camino giallo soprastante. Salire brevemente per placche fino alla sosta, sotto una fascia orizzontale di strapiombi. 50m, IV-; una clessidra. Sosta su due chiodi + cordino in clessidra.
2° tiro: proseguire sopra la sosta superando un salto e continuare per placche tenendosi verso destra, per poi portarsi a sinistra fino alla parete (qui vi sono cordoni su spuntone su cui è possibile sostare, complicando un po' il tiro successivo). Proseguire brevemente in direzione dell'evidente camino fino a sostare alla sua base, in corrispondenza di un canale giallastro che si diparte verso destra. 30m, IV-, IV, un cordone su spuntone. Sosta (da rinforzare) su clessidra con cordone.
3° tiro: salire il camino per proseguire poi lungo il canale principale. Superato un tratto con massi incastrati, abbandonare il canale e sostare sulla destra. 50m, IV, III, IV. Sosta da allestire su spuntone.
4° tiro: salire per una breve placca a sinistra della sosta per spostarsi poi a destra a seguire una crestina con roccia delicata. Superare un breve saltino verso sinistra e portarsi così su quel fianco della cresta. Proseguire sino a raggiungere una forcella dove si sosta. 30m, IV-, III, II, IV-, I. Sosta da attrezzare su spuntone.
5° tiro: salire la paretina oltre la forcella, stando verso sinistra (ignorare il camino più a destra) e riportarsi a destra in direzione della sosta. 15m, III+. Sosta su cordino in clessidra. Non conviene concatenare questa lunghezza alla successiva per l'attrito delle corde.
6° tiro: alzarsi sopra la sosta e spostarsi verso destra, puntando alla base di un sistema di camini gialli. Superare un muretto e proseguire lungo il camino sino a raggiungere un pulpito con una nicchia dove si trova la sosta. 30m, IV-, IV, una clessidra con cordino. Sosta su due chiodi (uno con anello).
7° tiro: salire la rampa verso sinistra ed attaccare un camino sulla destra (roccia piuttosto delicata all’inizio). Proseguire poi lungo un canale raggiungendo una strozzatura, oltre la quale si perviene ad un intaglio dove si sosta. 35m, II, I, IV+, II, IV. Sosta su un chiodo.
8° tiro: seguire la cengia sino ad un intaglio e risalire la spaccatura di destra fino ad un canale. Attraversarlo e portarsi sulla destra, per proseguire in verticale lungo la cresta sino alla sosta posta in corrispondenza di una punta gialla. 35m, III, IV, II, I, 1 chiodo. Sosta su un chiodo con anello.
9° tiro: seguire la cresta sino alla sommità dove termina la via (sosta su spuntone con cordone). Se non siete particolarmente romantici (o se siete minacciati dal temporale come noi), potete continuare direttamente verso destra, scendendo per pochi metri fino ad una forcella. 30m, II, III. Sosta da attrezzare.
Discesa: abbassarsi per circa 15m lungo un ghiaione in direzione della bidonvia sino a raggiungere un grande spuntone con cordoni e maglia rapida. Calarsi per 25m e scendere lungo un sistema di cenge (due tornanti) intervallate da facili passi d’arrampicata (presenti diversi spuntoni con cordoni per eventuali calate) in direzione del grande ghiaione. Poco prima di raggiungere la base della parete discendere una spaccatura con alcuni passi di III-, forse evitabile seguendo una cengetta verso destra un poco più in alto.

mercoledì 19 luglio 2017

Prealpi lombarde

di Matteo Bertolotti
Alpine studio, Lecco, 2017


In genere non scrivo qui di libri pubblicati da amici, per il semplice timore di non riuscire ad essere obbiettivo o di venir accusato di piaggeria. Ma in questo caso devo fare un'eccezione per almeno un paio di motivi: il primo riguarda l'oggetto del libro, ovvero le montagne "dietro casa", quelle frequentate infinite volte prima lungo i sentieri e poi per le vie di arrampicata, su cui una guida alpinistica affidabile mancava da parecchio tempo e dev'essere salutata con soddisfazione e con i migliori auguri di successo editoriale. Il secondo è la richiesta avanzatami da Matteo di scrivere qualche riga di introduzione al suddetto volume, onere/onore a cui non ho voluto/potuto dire di no. E visto che il volume è il secondo della collana Il grande alpinismo sui monti d'Italia, ideale continuazione delle storiche Guide Monti, ho potuto avvalermi di una serie di... propizie coincidenze editoriali per trovare la falsariga del mio modesto contributo. Che presento di seguito.

Introduzione
I libri, come tutti noi, hanno una storia. E la storia di questo libro parte da lontano, ben centoquarant’anni fa, per attraversare tre importanti anniversari; anzi, quasi quattro. Corre l’anno 1877 quando quella che è probabilmente la prima guida alpinistica italiana, la Guida alle Prealpi bergamasche di Antonio Curò, vede la luce. Nella bella introduzione, Antonio Stoppani ben evidenzia l’utilità di un itinerario (leggi: guida) affidabile o – se preferite – i problemi legati alla sua mancanza:
Bisognerebbe che tu avessi un maggior numero di capelli bianchi che di neri o di biondi, per cui potessi dire com’altri d’aver dovuto, venti o trent’anni or sono, percorrere queste vallate, arrampicarti su quei gioghi solitari, per apprezzare il valore di un itinerario, il quale ha per lo meno il merito di essere il primo. Quante volte quel tale ch’io non nomino, dopo aver viaggiato le ore promesse dal primo montanaro che incontrava per via, trovossi più di prima lontano dalla meta. Più di una volta gli accadde, affidandosi alle indicazioni di gente la quale, come in genere i montanari, non ha misura né di tempo né di spazio, vide imbrunirsi l’aria tra deserti di rupi, e dovette benedire il lugubre ululato del cane se poté trovarsi nel più fitto della notte alla porta di una stamberga.
Il volumetto si dilunga nella descrizione degli accessi al fondovalle, tra “ruotabili”, “sentieri mulattieri” e tratti da percorrere “anche con cavalcatura”, ma si anima degli itinerari di salita alle cime tra Adda e Oglio lungo quelle che diventeranno le vie normali.
Passano sessant’anni e l’alpinismo si ritrova cresciuto. Nel 1937 è in vendita al prezzo di lire 20 (per i soci CAI) la guida delle Grigne, quarto volume della celeberrima seconda serie della Guida dei Monti d’Italia, autore Silvio Saglio. Nelle quasi trecento pagine dedicate alla parte alpinistica trovano posto circa centocinquanta vie di salita, accanto alle facili ascensioni. La disposizione della materia, definita dalla apposita Commissione del CAI e che costituirà la falsariga delle guide alpinistiche successive, si dipana con rigore enciclopedico: parte generale con informazioni che spaziano dall’economia della zona ai rifugi e parte alpinistica con descrizione, tempo stimato e difficoltà di tutte le vie che solcano le pareti.
Sempre Saglio, nel 1948, firma il decimo volume della Guida Monti d’Italia, sulle Prealpi comasche, varesine, bergamasche. La guida consta di più di centoventi itinerari alpinistici nella zona di nostro interesse ed è frutto di una gestazione alquanto complessa che, iniziata nel 1934 ed interrotta dal periodo bellico, porterà ad escludere dal volume le Prealpi bresciane e la fascia delle Alpi di confine con la Valtellina, per motivi di spazio e di relativo costo (che alla fine risulterà di 640 lire per la rilegatura in tela). Se le Prealpi bresciane dovranno attendere il nuovo secolo per prendere posto nella collana, le Alpi orobie sono destinatarie del volume pubblicato esattamente sessant’anni or sono, nel 1957; volume oggi piuttosto ricercato (ma all’epoca in vendita a 2500 lire) ancorché non esente da difetti, essendo basato sostanzialmente sulla bozza del 1938: salite non aggiornate, indicazioni di difficoltà assenti o sommarie.
Nel 140°, 80°, 69° (accidenti!) e 60° anniversario, queste guide si vogliono qui ricordare per il caldo amore non più superato onde sono pervase (A. Corti nella guida delle Orobie, p. 184). Tuttavia, se lo scopo del vostro odierno compulsare non è solo il ricercar salite ormai neglette o dare una paternità a quei chiodi oggi sempre meno visitati, se pensate come Stoppani che queste montagne, belle a vedersi da lontano, sono più belle a percorrersi e legittimamente cercate una fonte attendibile a cui votarvi, dobbiamo ammettere che il panorama è quantomeno frammentario: solo la zona delle Grigne gode di buona salute letteraria, mentre le valli bresciane possono vantare un volume della Guida Monti d’Italia del 2004 e le Orobie mai hanno avuto una guida alpinistica aggiornata. Pubblicazioni a carattere locale ed il web suppliscono dove possono, con i loro pregi e limiti.
Il corrente volume si propone di colmare cotal lacuna, in ideale continuità con le amate guide che lo hanno preceduto, ma con un’impostazione più attuale: il contenuto è squisitamente alpinistico, limitando le informazioni addizionali allo stretto necessario per l’orientamento ed evitando l’aneddotica, assai problematica in una zona così ampia. Inoltre, seguendo una linea editoriale già rintracciabile nelle guide degli anni ‘70, si presenta qui una (ricchissima) selezione di itinerari; scelta obbligata sia per l’impossibilità di contenere tutte le linee di salita in un unico volume, sia perché alcune vie rivestono oggi un interesse puramente storico e non sono più frequentate. Il risultato è sotto i vostri occhi: trecentocinquanta itinerari dove il chiodo convive con il fix e su cui relazione, schizzo e fotografia conducono il lettore per mano, alla riscoperta delle “nostre” montagne. Ché patria nostra (come dice l’abate) sono le montagne.

giovedì 13 luglio 2017

Buzzoni-Carì

Alberto sul 1° tiro.
Ancora lui alla partenza del 5° tiro.
Tracciato della via (verde). In rosso la via
Mauri-Castagna.
Zuccone Campelli
Parete O


Rieccomi dai miei sempre amati Campelli! Stavolta però, niente ravanate su vie dimenticate o quasi, ma una bella arrampicata su fix luccicanti. Il programma prevedeva invero una seconda via da decidere al momento, che è poi stata da noi, sedicenti alpinisti della domenica, sacrificata in favore di un brasato con polenta al rif. Lecco... ma di questo, vi risparmio la relazione!
Accesso: si raggiunge il rif. Lecco, in funivia da Barzio o da Ceresole di Valtorta, e da esso si segue il sentiero che risale tutto il vallone dei camosci sulla sinistra, deviando per traccia verso destra una volta giunti vicino allo Zuccone Campelli e puntando alla base dei due evidenti camini (Bramani e Castiglioni) che ne segnano in maniera inconfondibile la parete. Poco a destra del secondo camino si risale brevemente una rampa con roccette un po' friabili ed erba fino all'attacco. Visibile un fix con cordino.
Relazione: via molto bella che risale la parete del pilastro centrale dello Zuccone. Arrampicata abbastanza atletica su muri verticali, con un paio di tiri più riposanti. Roccia ottima (attenzione alle uscite sulle cenge) e chiodatura buona, ma a tratti un po' distanziata: utili un paio di friend per integrare. Contate due ore e mezza circa. Sul terzo tiro e sulla terrazza di sosta del quarto si trovano vecchi chiodi, ad indicare che quella parte dell'itinerario era già stata percorsa. Escludendo che quei primi salitori abbiano percorso le placche dei primi due tiri, sarebbe interessante capire se si tratta di una variante di uscita dal camino Castiglioni che sta a sinistra o dello spigolo Bramani sulla destra. Ma una variante ad opera di chi?
1° tiro: salire il muro fino alla cengia erbosa. 20m, 6a; sei fix.
2° tiro: si sale brevemente per spostarsi a destra e superare una breve pancia, giungendo ad una cengia. Da qui per un breve muretto e rocce più facili ed erbose fino alla sosta. 25m, 6b; sette fix. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.
3° tiro: sopra la sosta per rocce facili (a tratti da verificare) fino al muretto finale da cui si esce verso sinistra. 25m, 5a (un passo); tre fix. Vicino ai fix si trovano vecchi chiodi. Sosta su due fix.
4° tiro: si sale per placca a destra della sosta per poi spostarsi a sinistra a superare un muretto che porta alla larga cengia dove si sosta contro la parete. 25m, 5c; sette fix. Sosta su due fix con cordone.
5° tiro: salire lungo un vago spigolo per poi spostarsi lievemente a destra e salire ad una larga terrazza. Superare le ultime rocce, facili ma non solidissime, e raggiungere la sosta. 40m, 4c (uno o due passi); due fix. Sosta su due fix con cordone e maglia-rapida.
Discesa: è possibile scendere in corda doppia, ma noi abbiamo optato per la discesa a piedi. Si tiene quindi la destra (rispetto alla direzione di salita; verso sud). Si scende poi o per il primo canalone che si incontra (canalone SEM) oppure per il secondo (canalone dei camosci), che si raggiunge per traccia sulla destra.